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Chi ha rapito Cesare Pavese?

Chi ha rapito Cesare Pavese?

Lui ha una fantasia fertile. Fa lo scrittore ed è inseguito dai fantasmi dei suoi sogni. Lei è la sua musa ispiratrice. Letteralmente, la sua voce interiore. Entrambi si stabiliscono nei locali di una fatiscente stazione ferroviaria in disuso da diversi anni. Qui conducono una vita appartata, lontano dagli uomini, ma completamente immersi nella natura. Una natura straordinaria e sorprendente. In cui non mancano presenze favolose: animali che parlano, ad esempio. In questo ambiente rurale, impegnato a coltivare la terra o a pescare, matura giorno dopo giorno il disegno di scrivere una grande romanzo. Certo, Lui è spesso fuorviato dalle sue fisime fantastiche o dalla più svariate occupazioni. Ma l’ispirazione prima o poi arriva. Un giorno avviene un fatto particolarmente inquietante: la radio si blocca sua una stazione sconosciuta. Qui si trasmettono canzoni e programmi che sembrano inchiodati al 1937. Da qui comincia un’indagine destinata a riservare ancora molte altre sorprese...

Il romanzo di Francesco Bova ha un impianto sostanzialmente dialogico. Infatti, è incardinato proprio sui fitti dialoghi tra il protagonista-scrittore, privo di una identità definita, e i personaggi che si muovono intorno a lui. La trama procede quindi seguendo un ritmo placido, prima di sfociare in improvvise accelerazioni. Protagonista aggiunto - ma assoluto - è poi l’ambiente in cui si svolge l’intreccio: quei luoghi rurali descritti in modo minuzioso. Così come altrettanto puntale è la definizione della fisionomia psicologica del protagonista. Sullo sfondo si staglia l’ombra di quel Cesare Pavese, con le sue turbolente vicende biografiche, che è una sorta di positiva ossessione per l’autore. Così, il racconto si intreccia con l’indagine storica. Condotta, quest’ultima, con il piglio dello studioso che ama scandagliare l’universo poetico del grande scrittore morto suicida.