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A chi smeraldi e a chi rane

A chi smeraldi e a chi rane

Sassari. Primi anni del secondo dopoguerra. La piccola Bianca esce a passeggio con la sua graziosissima bambinaia e con il di lei corteggiatore, un militare gentile. Attraversando un ponte posto sopra un corso d’acqua bassa e fangosa, i tre vedono salire veloce dall’argine un grosso topo che va verso di loro. La bambinaia lancia un altissimo urlo e il soldato, che calza stivali alti e robusti, dà un calcio al topo rispedendolo nell’acqua. Contemporaneamente, la bambina Bianca colpisce, anche lei con un calcio, lo stivale crudele del militare esclamando in tono di rimprovero: “Pòveo topo!”. Fatto che suscita l’ilarità della bambinaia e del soldato e che, una volta tornati a casa, è riferito ai genitori. Bianca viene sgridata e le viene spiegato, per quanto possibile per i suoi tre anni, che i topi di fogna non sono pupazzi morbidi da coccolare, ma “animali schifosi, sporchi, ma soprattutto contagiosi, che potevano trasmettere molte malattie”. Il pòveo topo è il primo topo del quale la scrittrice conserva memoria, ma non l’unico. Alcuni anni dopo, infatti, la sua sorella minore porta a casa, felice, un topo bianco privo di coda che una zingara - in quegli anni, precisa Bianca, il termine non aveva significato offensivo - le aveva venduto dicendole che si trattava di una cavia, piccolo roditore spesso donato ai bambini. In casa, però, vive Psiche, una graziosa gattina siamese, dolce e mite. Quale potrebbe essere la sua reazione dinanzi a quel topo-cavia, stranamente molto tranquillo e arrendevole?

Bianca Pitzorno, scrittrice, traduttrice e autrice televisiva dalla lunga e felice carriera ha pubblicato circa settanta libri tra saggi, biografie, romanzi per adulti e per ragazzi. Tutti sono ancora in commercio e vengono ancora letti con diletto da tanti ragazzi, ormai nipoti dei primi fans della scrittrice. Nella prefazione a questo suo A chi smeraldi e a chi rane Pitzorno scrive: “Le pagine che state per leggere raccontano degli animali con i quali ho avuto a che fare nel corso della mia vita; una serie di aneddoti sui rapporti di amicizia e spesso di grandissimo affetto che ci hanno unito”. Non si tratta però solo di animali domestici, batuffoli di pelo e coccole come i (memorabili) gatti, ma anche di creature poco propense a ricambiare gli abbracci: il coccodrillo Valentino, la tartaruga sempre in guerra con la bambinaia, il rospo che appare ogni sera accanto al papà, un pipistrello, dei pappagalli e tre mitiche rane, Griselda, Greta e Allegra, ma anche anatre, colombi e civette. Una fauna complessa e multiforme, dunque, è questa, raccontata, con tono a volte affettuoso a volte umoristico, come ospite del pianeta Terra, alla pari con gli esseri umani con i quali condivide spazi e destini. Fin da bambina la scrittrice osservava con curiosità e simpatia gli animali che le capitava di incontrare, sentendosi solidale con la loro esistenza che intuiva vicina alla sua e a quella degli umani in generale. In una recente intervista al Corriere della Sera, Pitzorno, alla domanda sul perché avesse scritto di animali rispose: “Sono un tema di attualità. Io ammiro Greta Thunberg. Questi ragazzi sono spaventati. Da due secoli il pianeta viene massacrato: nessuno vuole rinunciare a niente”. Una sensibilità ecologica ampia, dunque, in cui, naturalmente, i ritratti degli animali di una vita si intrecciano con i ritratti e le vicende delle persone che Bianca incontra o con cui vive, dalla famiglia alle amicizie, ai colleghi. Tutti sulla stessa barca e sulla stessa terra.