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Chiamata per il morto

Chiamata per il morto

Lady Ann Sercomb, quando ha sposato George Smiley, lo ha definito estremamente mediocre. Quando poi, due anni dopo il matrimonio, lo ha lasciato per un corridore d’auto cubano, ha dichiarato che se non lo avesse lasciato in quel momento non sarebbe più stata in grado di farlo. Certo è che Smiley mediocre lo è davvero: grasso, di indole tranquilla e parecchio basso di statura, né ricco e né povero, senza istruzione e senza genitori, pare uno di quei bagagli smarriti in una stazione che nessuno reclama e che giace nel polveroso scaffale degli oggetti dimenticati. Smiley è un agente segreto e ama molto la sua professione. Da giovane ha sognato una carriera da letterato, ma il suo insegnante lo ha saggiamente condotto verso altri lidi e lo ha spinto, un mattino del luglio 1928, a presentarsi alla commissione di investigazioni del Comitato d’Oltremare per la Ricerca Accademica. Tutto rosso e imbarazzato, Smiley ha ascoltato con attenzione Steed-Asprey, il presidente del Comitato, offrirgli, senza affrontare l’argomento remunerazione, un posto in quello che genericamente definiva Controspionaggio. Dopo l’accettazione dell’incarico e un periodo di addestramento - parecchi viaggi e una numerosa serie di istruttori anonimi in case di campagna altrettanto anonime - sono incominciate le sue missioni. È stato per due anni docente di lingua inglese presso un’università tedesca, poi è finito in Svezia in qualità di agente accreditato di un rinomato fabbricante di armi di piccolo calibro. Ha realizzato di essere bravo a recitare ogni ruolo dovesse assumere; ha imparato cosa significhi non dormire mai e non riuscire a rilassarsi; ha conosciuto la solitudine e l’autocommiserazione, insieme alla voglia irrefrenabile di una donna, di una bevanda alcolica o di una droga qualunque in grado di attenuare il suo stato di tensione continua...

Il primo romanzo scritto da John Le Carré - nom de plume scelto dall’ex agente dei servizi segreti britannici David John Moore Cornwell, poi divenuto una delle voci più interessanti del panorama internazionale per quel che concerne le storie di spionaggio, costretto a servirsi di uno pseudonimo per motivi di segretezza e discrezione legati al suo lavoro - nel 1961 è anche il primo in cui appare il personaggio di George Smiley, agente segreto che, fin dal suo apparire, contraddice tutto ciò che la figura stereotipata dell’agente (à la James Bond, per intenderci) ha incarnato fino a quel momento. Smiley ha un aspetto mediocre, non è bello, è pingue e piuttosto basso e non è eccezionalmente simpatico. Eppure, affascina il lettore fin dal suo primo apparire sulla scena, aiutato da una storia che Le Carré costruisce in maniera accurata, contrapponendo due mondi che si muovono nell’ombra per prevalere: da una parte funzionari del Ministero degli interni, apparentemente grigi e anonimi, che lottano per mantenere lo stato delle cose cui sono abituati; dall’altra parte personaggi sostenuti dal nobile ideale di dar vita a un mondo migliore. Quando Le Carré scrive il suo primo romanzo è giovane e ancora piuttosto acerbo e la trama del romanzo ne risente: non si tratta ancora di spionaggio puro, quanto piuttosto di un ottimo giallo con forti venature da spy story. C’è un delitto da risolvere, ci sono false piste disseminate qua e là e c’è la ricerca di un colpevole. Tuttavia, oltre a questi elementi tipici del genere giallo, si trovano già in nuce le battaglie senza esclusione di colpi tra diversi blocchi geopolitici e le tensioni internazionali, tipiche del periodo della Guerra Fredda, che hanno fatto di Le Carré un vero maestro nel suo genere. Una prima puntata, per concludere, che, nonostante la presenza di qualche peccato veniale - il climax emotivo, per esempio, è latitante - propone personaggi credibili e una storia interessante che, come le successive, è ammantata da una nota di mestizia che la rende più reale. Una lettura necessaria per chi vuole approfondire l’incontro con l’autore; un racconto regolato da un giusto ritmo che promette bene. E chi conosce i successivi lavori di Le Carré, sa che la promessa è stata ampiamente mantenuta.