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Chiamate la levatrice

Chiamate la levatrice
È ancora notte quando una ragazza in bicicletta affronta, solitaria, le strade del porto di Londra. Ha con sé una borsa di pelle nera e la divisa da infermiera. Attraversa gli slum delle Docklands (come apparivano nel 1950) per iniziare il consueto giro di visite. East End, i caseggiati popolari dove in dieci o dodici vivono in due stanze, i bambini malnutriti e sporchi non indossano biancheria perché così non c’è il bisogno di lavarla, le madri girano in bigodini e sigaretta pendente dalle labbra e gli uomini, spesso, sono sagome ruvide che si presentano qua e là durante la giornata a vomitare tutta la loro violenza e dipendenza dall’alcol. Quella ragazza, di nome Jennifer Worth, è lì come levatrice. Insieme alle sorelle della Nonnatus House, offre assistenza alle madri che non possono rivolgersi a un dottore, ma anche a quelle che preferiscono partorire in casa anziché essere costrette negli ospedali appena sorti in luogo dei vecchi ospizi. Il campo d’azione della levatrice è lo strato marginale e fragile della capitale, il brulichio umano che si è infilato nelle ferite aperte dei bombardamenti, ovunque ci fosse un tetto sotto il quale stare. Lo squallore e il sudiciume, i topi e i pidocchi e la puzza, la povertà e l’arroganza ma anche l’inarrestabile humour cockney…
Troppi medici in letteratura, ancora nessuno intento a raccontare di donne dedite ad assistere (e ‘comprendere’) le partorienti nelle loro case, nei loro luoghi, nella mutevole Londra anni ‘50. Così la Worth, prima infermiera, poi levatrice, e poi musicista, decide di scrivere una trilogia per sé e per le altre. Chiamate la levatrice è un affastellarsi di incontri che si dilatano in racconti. Divaga, la Worth, come nella narrazione candidamente ammette. È un’occasione per ritrovarsi intenta a osservare le persone protagoniste di quell’esperienza, per scoprire di più, dandosi il tempo per stare e osservare. Lei, giunta come ‘agnostica piena di dubbi e incertezze’, sorpresa da inaspettati barlumi, spaventosi quanto rassicuranti.