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Chiamatemi Cassandra

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La vita di Raùl è un’esistenza sopraffatta, tanto in famiglia quanto fuori casa. Viene disprezzato dal padre che lo vorrebbe un macho, trattato come una delicata femminuccia dalla madre che oltre a vestirlo da ragazza lo chiama Nancy - nome della giovane zia mora - o Rauli e fa di tutto per renderne evidente la fragilità e incompreso dal fratello maggiore che a tratti lo ignora e a tratti lo guarda con sufficienza. Così Raùl si rifugia in un mondo passato che scopre e riscopre acquistando libri spacciandoli per regali alla madre e leggendo romanzi proibiti a Cuba che gli lascia il suo insegnante che già lo vede scrittore, un giorno: il mondo della Grecia antica, in cui finalmente può essere se stesso. Raùl diventa incarnazione di potenti e imponenti figure femminili di ogni tempo: prima Cassandra, che torna e riesce a vedere il futuro di chi gli sta accanto ma che non viene compresa e neppure ascoltata; poi Marylin Monroe, come lo chiamano i compagni di battaglione per prenderlo in giro, per evidenziare quanto sia diverso da loro; infine la Morte, che per lui è una vecchia amica che lo accompagna e gli sta accanto. “Vedo i morti, mamma”, ripete fin da piccolo, anche se è qualcosa che non piace ai suoi genitori, alla gente che così lo emargina ancor di più temendolo e al tempo stesso disprezzandolo. Quando compie diciotto anni Raùl decide che è il momento di dimostrarsi più forte di quanto gli altri lo vedano e allora si arruola nell’esercito, venendo spedito in Angola. È scattata l’Operación Carlota, le Forze armate rivoluzionarie di Cuba nel novembre 1975 intervengono nel Paese africano per supportare il MPLA, fautore di uno stato comunista nella nuova Angola nata dopo la fine del colonialismo portoghese. Sarà una campagna militare sanguinosa, e la ricerca di Raùl di un po’ d’amore, di sentirsi compreso non andrà a buon fine, anzi la sua diversità rispetto alla grande maggioranza dei propri compagni cubani lo renderà sempre più diverso

Marcial Gala ci porta indietro nel tempo, nella Cuba degli anni Settanta, quando la guerra in Angola infuria e sempre più soldati vengono spediti al fronte, in Africa. Tra di loro c’è Raùl, immagine cardine dell’emarginazione di coloro che non corrispondono a un ideale fisso e chiuso. Personaggio delicato, sospeso tra due tempi: quello passato in cui si sente perfettamente a proprio agio, connesso e parte di una comunità amica, e quello presente dove invece è il diverso, quello da mettere in ridicolo e da considerare inferiore. Nelle pagine di questo breve testo si percorrono sprazzi di vita del giovane Raùl: l’infanzia, con i suoi momenti più felici quando la preoccupazione maggiore era vedere come si sarebbe comportato un granchio liberato sul pavimento a scacchi mentre si attendeva di tuffarlo nell’acqua bollente insieme a tutti gli altri pescati, e il presente crudele e cruento della guerra in cui l’innocenza ha lasciato posto alla consapevolezza. Raùl fin dall’arrivo in quella terra straniera e dilaniata sa che per lui non ci sarà ritorno, conosce il suo destino, se ne convince: morirà da giovane in quella terra, ucciso dallo stesso comandante che dovrebbe proteggere tutti quanti i suoi soldati: “So che il destino di ognuno di noi è fissato nel cielo a caratteri indelebili e non c’è via di fuga”. Costretto a vivere la propria omosessualità come una condanna e al tempo stesso una libertà, cresciuto una famiglia dove l’importante è fingere di non vedere - che sia la presenza in casa dell’amante del padre o i tentativi della madre di assomigliarle - e venuto presto a contatto con una società che non riesce ancora ad accettare ciò che non corrisponde a canoni prestabiliti, Raùl sceglie di fuggire dal presente identificandosi e incarnando la figura di Cassandra, profetessa greca che gli permette di evadere e raggiungere un tempo in cui sentirsi capito. In questo romanzo, fuse tra loro in maniera quasi inscindibile, vi sono diverse linee temporali accomunate poeticamente da un unico protagonista e da uno stile crudele che non fa sconti alla realtà ma anzi ne amplifica gli echi e le omissioni.