Salta al contenuto principale

Chie-Chan e io

chiecaneio

Kaori si trova in un ristorante italiano e sta sorseggiando champagne ghiacciato. La sera sta scendendo sulla città e le luci dei locali e delle strade si accendono. La donna si reca in bagno e, a seguito di uno strano presentimento, accende il cellulare che ha tenuto spento fino a quel momento. Il display segnala un messaggio vocale. Kaori preme il pulsante di ascolto e la voce di Chie-Chan, sua cugina nonché compagna d’appartamento, la informa di essere stata investita da un’auto e di trovarsi all’ospedale. È accaduto che Chie-Chan, in attesa che il semaforo pedonale diventasse verde, si è sporta troppo dal marciapiede, proprio mentre una moto aveva imboccato la curva a velocità. Per schivarla, Chie-Chan è stata investita da un’auto. Trasportata in ambulanza in ospedale, Kaori – ha preso un taxi al volo, appena uscita dal ristorante, per raggiungerla – la trova stesa su una branda, una flebo attaccata al braccio e mille parole di scusa per aver spaventato, con il messaggio telefonico, la cugina. Sul viso ha un’escoriazione, che il cerotto applicato non riesce a coprire completamente. Il medico spiega a Kaori che, a seguito dell’impatto, Chie-Chan è svenuta, ma con ogni probabilità si è trattato di uno svenimento dovuto allo shock: nulla di grave, perciò. Sarà sufficiente qualche ora di riposo, poi potrà essere dimessa, domani. Kaori esce quindi dall’ospedale, prende un nuovo taxi e si fa condurre a casa, dove l’accoglie l’odore della zuppa di miso, quella preparata da Chie-Chan. Durante la serata e la notte, sola con sé stessa, Kaori ha il tempo per realizzare quanto la sua esistenza dipenda da quella della cugina. Nello scorrere monotono delle giornate, la coinquilina è diventata una presenza quotidiana, un’immagine così abituale che a volte finisce per dimenticarne il vero valore. Le basta sapere che l’altra è in casa per provare la sensazione di aver ricevuto un dono preziosissimo, addirittura immeritato. Kaori sa per certo che se un giorno Chie-Chan dovesse smettere di volerle bene e decidere di andarsene, lei ne soffrirebbe moltissimo. Ogni volta che torna a casa dal lavoro, riscalda la zuppa di miso preparata dalla cugina e la sorseggia …

Una quarantenne single e realizzata, che si muove spesso per lavoro e che ha una particolare simpatia per l’Italia e la lingua italiana. Una trentacinquenne, cugina della prima, introversa e silenziosa che, dopo la morte della madre, decide di rifuggire il dolore e la solitudine accettando di condividere la sua quotidianità con la cugina, appunto. Quel che nasce è un rapporto d’amicizia profondo e intenso, che permetterà alle due donne di fare i conti con i propri segreti, i non detti e le ferite di un passato che deve essere necessariamente affrontato per trovare nuovi stimoli che aiutino a muoversi agevolmente nel presente e a progettare il miglior futuro possibile. Banana Yoshimoto riprende, in questa breve storia, alcuni tra i temi che da sempre le sono cari: il senso di solitudine che spesso accompagna le esistenze, anche quelle apparentemente più risolte; la differenza tra famiglia biologica e nucleo formato da persone che si scelgono in base a reali rapporti affettivi, non dettati dalle circostanze o dalla prassi; un profondo amore per l’Italia, che l’autrice ha già manifestato in altre pubblicazioni. La lettura è breve e procede lentissima, così come è lenta la vita delle due protagoniste, che a volte rasenta l’immobilità e pare ammantata da una malinconia che sembra non trovare soluzione di continuità. A ben guardare, tuttavia, il rapporto tra le due protagoniste, così diverse ma così affini nella ricerca di un senso comune da dare ai propri giorni, è una miccia che alimenta il fuoco delle loro emozioni. E si tratta di emozioni vere e profonde, che non fanno rumore ma brillano, mentre raccontano l’amore e l’amicizia. Banana Yoshimoto offre al lettore, una volta ancora, un testo in cui sono ben presenti gli aspetti peculiari della letteratura nipponica, capace di evocare un mondo fantastico che conserva tuttavia le sue radici nel quotidiano. Una lettura intensa al termine della quale resta una piacevole sensazione di benessere, lo stesso che anima le due protagoniste, pronte a camminare insieme verso il futuro.