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Chimera

Un uomo si addormenta sotto un albero e sogna. Due bambini guardano le nuvole rincorrersi in cielo. Le nuvole si trasformano in esseri giganteschi che giocano col mondo, percorrono il paesaggio, si rincorrono e si amano. Le trasformazioni si susseguono, mentre le tenebre sembrano inghiottire il mondo...
L'allegoria circolare di Chimera non è di facile decodificazione, e riassume in sé riferimenti alla mitologia classica, alla metafisica junghiana, all'iconografia dei sogni, alla tradizione favolistica. Questi richiami permettono di attraversare le tavole di Mattotti come un rito, un incantesimo, un'associazione di idee, una sequenza esoterica. Dimenticate ogni scansione, ogni linea narrativa tradizionale. L'artista parigino d'adozione sembra alludere ad un mondo pre-linguistico, animistico e misterioso. E' il ribollire dei sogni, la nebbia dello sconosciuto, il sapore metallico dell'inconscio ciò di cui si parla in queste pagine di disegni stilizzatissimi e di nessun testo. Si parla senza parole, quindi, contando solo sul progressivo ispessimento della linea, sull'inesorabile scurirsi del tratto. Ma si parla. Si colpisce. Dentro.