Salta al contenuto principale

Chiodi

chiodi

Marco Torre è uno studente delle scuole medie e non sopporta quando sua madre lo chiama “tesoro”. E questa mattina, come sempre, l’ha fatto. Aprendo la porta della sua cameretta senza bussare. Ormai sveglio, Marco si alza dal letto e, come ogni giorno, saluta il Pinocchio alto praticamente quanto lui che siede accanto alla porta della sua stanza. È l’ultima (e anche l’unica, in realtà) traccia di suo padre. Prende la tazza della colazione e i biscotti imitazione dei Pan di Stelle che sua madre si ostina a comprare, e si accomoda alla sua scrivania. Sta leggendo per l’ennesima volta L’isola del tesoro e non vuole perdere nemmeno un secondo prezioso senza la compagnia dei suoi eroi. La madre fa di nuovo capolino nella sua cameretta: ha lavato la felpa col cappuccio che gli ha comprato qualche tempo fa. Ma Marco non ha intenzione di indossarla. È gialla e in classe nessuno indossa nulla di colore giallo, a meno che non voglia passare qualche guaio. E lui, anche senza abiti troppo colorati, di guai a scuola ne ha già in abbondanza… Qualcuno lo considera un pazzo, qualcun altro un maledetto, un figlio del demonio, uno stregone o un assassino. Qualcuno è addirittura convinto che sia l’Avvinto, quella figura leggendaria che da secoli aleggia nel vecchio cimitero del Bello. Lui, di se stesso, non pensa nulla. Sa solo di essere il custode del cimitero, quel ruolo che gli è stato affidato ormai da qualche tempo da qualcuno che ha avuto pietà di lui. Da quando l’infermiere lo ha accompagnato lì non ha praticamente più avuto rapporti con altri esseri umani. Spazza per terra, annaffia i fiori freschi e tiene pulite le lapidi, ma solo prima di aprire i cancelli o dopo averli richiusi. Non ha alcuna intenzione di trovarsi ad avere a che fare con i visitatori dei defunti. Da anni il silenzio e la solitudine sono i suoi compagni più fedeli. Loro e Robinson, l’alano con cui condivide gli spazi. Non vuole rifarlo, tornare a essere di nuovo preda di ciò che è successo in passato…

Questo di Antonio Schiena, classe 1990 e originario di un paesino della provincia di Foggia, non è il primo romanzo. Conosciuto dal pubblico soprattutto per Non contate su di me (Watson Edizioni, che nel 2018 gli ha fruttato il premio “Leggo QuINDI Sono”) e per la sua attività sui social con lo pseudonimo @antipatiagratuita, Schiena scrive da sempre. E tutto l’amore che riversa nella sua arte si percepisce in ogni singola pagina della sua nuova opera, Chiodi, la prima edita da Fazi. Un romanzo di formazione con un’anima estremamente dark e che tratta temi fondamentali della società moderna, quali il bullismo, l’indifferenza degli adulti, la povertà e l’ignoranza. Ma all’interno del romanzo non mancano note di speranza, dedicate soprattutto alla lettura e alla scrittura, elementi che si rivelano molto spesso salvifici. Marco è un ragazzino delle medie con cui è difficile non empatizzare. Cerca in tutti i modi di sfuggire alla sua realtà di solitario ed emarginato aggrappandosi con tutte le forze alla speranza che, crescendo, tutto si rivelerà diverso, migliore. Al contempo, quella del custode è una presenza che si rivelerà sorprendente e nella quale il lettore non potrà che trovare qualche tesoro nascosto. Nonostante la sua relativa brevità, Chiodi è un libro estremamente profondo, nel quale è possibile trovare più livelli di lettura. Lo stile di scrittura di Schiena, così piacevole e scorrevole, costringe a non staccarsi dal libro se non dopo averlo terminato tutto d’un fiato. La struttura del romanzo, che prevede il racconto di Marco e del custode in capitoli ordinatamente alternati, accompagna il lettore attraverso una storia che non manca di colpi di scena e rivelazioni inaspettate. Il tutto condito da un’atmosfera che alterna le luci del giorno scolastico alle notti del cimitero, in un gioco di opposti che, molto spesso, si attraggono e si fondono indissolubilmente.

LEGGI L’INTERVISTA AD ANTONIO SCHIENA