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Chiuso per calcio

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Il Sud America è un continente che fa del calcio una passione ossessiva capace di far sospendere ogni attività: nel calcio c’è l’assolutizzazione di ogni credenza, di ogni ideologia. A volte si trascende il campanilismo, così mentre si giocano nel 1969 le partite fra Honduras e Salvador le ambulanze sono chiamate spesso sul campo per portare via dalle tribune feriti e perfino dei morti. Ma le partite si giocano comunque anche quando i due popoli si scontrano a colpi di fucile e mitragliatrice. Il calcio è del resto una passione che fa mettere a repentaglio la propria vita: l’aveva provato anche Ernesto de la Serna, il “Che”, che non rinunciava ad una partita di rugby o di calcio nonostante gli incessanti attacchi di asma. Ma dopo ogni azione, si riprendeva e continuava: del resto la guerra contro l’asma è la vera guerra che il Che ha combattuto e vinto per tutta la vita. Il calcio è quello spirito che passa nei polmoni e nei piedi di Pelé, così come ha fatto in Maradona. Il calcio è quel momento di lutto collettivo, come succede in Brasile dopo la vergogna del Maracanà contro l’Uruguay. Il calcio è un rito collettivo ed individuale, da cui nessuno è immune. E non solo in Sud America…

Eduardo Galeano è noto al grande pubblico per il saggio storico-economico-sociale Le vene aperte dell’America, rilettura della storia della colonizzazione del continente sudamericano da parte degli occidentali vista con gli occhi di chi discende da quelle occupazioni. Ma i suoi racconti brevi sul calcio, alla pari di quelli del coevo scrittore argentino Osvaldo Soriano (vedi alla voce Triste, solitario y final), sono uno spaccato sociale ben più potente di qualunque ricerca o saggio, superano l’idolatria e l’ideologia. Galeano, uno degli scrittori più influenti e importanti del continente sudamericano, riesce con leggerezza e con fantasia - quella imparata nei caffè di Montevideo e coltivata con l’ossessione della memoria - a rendere nei suoi racconti il sentire di un intero popolo, anche di più popoli, riesce a tradurre in parole l’essenza di un’identità culturale che supera la divisione di colori e bandiere per sciogliersi in un sentire comune. Dietro c’è anche una chiara operazione culturale: Galeano ha voluto raccontare il calcio a chi ama i libri e i libri a chi amano il calcio, senza che i due orizzonti apparissero in contraddizione, anzi risultano spesso complementari perché arricchiscono a modo loro una narrazione che arriva a scoprire gli archetipi stessi del genere umano. Il libro è arricchito da un divertente glossario curato da Fabrizio Gabrielli della rivista “Ultimo uomo”, che firma anche l’introduzione.