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Ci vediamo per un caffè

Ci vediamo per un caffè

Monji Kadokura è seduto in un certo locale di una certa città, in cui, secondo una leggenda metropolitana, pare sia possibile tornare indietro nel tempo. Ci sono però delle regole piuttosto seccanti e il professor Kadokura, strizzando gli occhi a causa della fioca illuminazione del locale, rilegge gli appunti presi e fa domande, incuriosito e affascinato: “In altre parole, non si può fare niente per cambiare il presente, giusto?”. È venuto al caffè per incontrare sua moglie ormai in stato vegetativo... Mutsuo Hikita racconta del suo cane, un golden retriever recentemente morto di vecchiaia a tredici anni e raccoglie informazioni per la moglie, che non riesce a perdonarsi per essersi addormentata durante gli ultimi istanti di vita dell’animale e vorrebbe tornare nel passato per vederlo un’ultima volta... Hikari Ishimori ha il presentimento che il suo ragazzo, Yoji Sakita, le stia per chiederle di sposarlo. Ma questo pensiero non la rende felice, al contrario: non ne ha intenzione, ancora, certa che ci saranno pretendenti migliori, inoltre pensa che il locale scelto da lui, una bettola senza finestre e sgradevolmente buia, sia pessima per una proposta di matrimonio... Michiko Kijimoto è stufa del padre. Si è iscritta all’università della capitale proprio per prendere distanze dall’invadente genitore, così fastidioso dopo la morte della madre che invece le manca enormemente. Lo incontra in quel locale deprimente per essere sicura di non imbattersi qualche amico e doversi vergognare di quel sempliciotto di suo padre...

Tre anni dopo il caso editoriale di Finché il caffè è caldo, Toshikazu Kawaguchi torna in libreria con un nuovo magico capitolo (il quarto) dedicato alla caffetteria che fa tornare indietro nel tempo. Altre quattro storie commoventi e ricche di insegnamenti dal sapore orientale: nuovi personaggi con qualcosa in sospeso e bisogno di riparare agli errori causa di dolore nelle persone amate. Come nei precedenti, tornare al passato non può in alcun modo cambiare il presente: e allora a cosa serve? Difficile da accettare per chi spera di rimediare, ma ogni personaggio imparerà, invece che, anche se gli eventi non possono essere modificati e gli errori cancellati, quello che si può cambiare è l’atteggiamento verso quegli errori, imparando ad accettarli e a perdonarsi. Come per i precedenti volumi della “saga”, lo stile è scorrevole ma preciso e diretto, e la prosa garbata e educata, anche se inizialmente è necessario prendere dimestichezza col meccanismo narrativo e coi nomi propri, poi si legge velocemente, e lascia al termine una sensazione di benessere e serenità. Come i precedenti è carico di significati e metafore: la magia è nelle piccole cose comuni, occorre saperla cogliere apprezzandole, è necessario essere felici, essere cortesi, eliminare i rimpianti e le zavorre emotive. Egoismo, orgoglio, invidia, rimpianti, dolore, seconde possibilità e cambiamento riempiono le riflessioni esistenziali e lo rendono intenso e commovente. Peccato per alcuni concetti ripetuti più volte (per esempio le solite regole), e che, nonostante sia comunque un buon lavoro, non sia altro che la ripetizione – o il seguito – dei precedenti (l’ennesimo), come un romanzo a puntate. Sicuramente Kawaguchi ha cavalcato l’onda del successo, ma forse qualche novità o differenza sarebbe stata apprezzata.