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Cicatrice

Cicatrice

Il contatto della mano di Tom sulla spalla di Simon è rassicurante. Ma, subito dopo, la stessa mano dell’amico, possente, lo afferra per la camicia e lo tira indietro, cercando di rimetterlo dritto. Simon ha appena vomitato nell’enorme pattumiera cromata accanto alla reception. Tom lo esorta a tirare fuori tutto il coraggio che occorre: quell’incontro è decisivo per il loro futuro. I due si stanno giocando tutto. Simon sa perfettamente che Tom ha ragione, ma sa anche di essere un tipo che non reagisce troppo bene alle pressioni. Riesce per fortuna a riprendersi e, mentre la ragazza alla reception gli porge un kleenex per pulirsi il viso, lo rassicura sul fatto che non è il primo ad avere quel tipo di reazione all’idea di incontrare il capo della Infinity. La giovane mostra ai due ragazzi un touch screen con un testo lunghissimo, pieno di clausole e di altre astruserie che solo un avvocato può comprendere: si tratta del patto di non divulgazione che Simon e Tom si affrettano a firmare senza leggerlo fino in fondo. Poi si pongono in attesa, in una sala interamente dipinta di bianco, il tavolo un unico blocco di un non meglio definito materiale sintetico e sedici sedie, ciascuna delle quali ha un costo simile a quanto Simon ha speso per un anno di università. Zachary Myers è l’uomo con il quale i due hanno appuntamento: intendono vendergli un sofisticato software alla cui messa a punto hanno lavorato a lungo. L’incontro è teso, difficile. Myers inizialmente è titubante, altezzoso. Ma Simon riesce a presentargli le potenzialità di LISA, algoritmo il cui nome è un acronimo in inglese, che sta per Algoritmo di Ricerca di Interpolazione Lineare, e ha applicazioni infinite. È sufficiente vedere un oggetto, catturarlo con la app ed è pronto per essere acquistato. Per esempio, se in autobus ci si imbatte su un paio di scarpe da ginnastica calzate da qualcun altro e si desidera averle uguali, in dieci secondi vengono identificate e subito dopo possono venir acquistate su qualsiasi store online...

L’autore spagnolo di thriller tra i più venduti al mondo, Juan Gómez-Jurado, torna con un romanzo che, come al solito, è ricco di colpi di scena che si susseguono a ritmo incalzante, dopo un avvio più lento e particolareggiato. Uscito in Spagna nel 2015, il romanzo, come accade sempre con i lavori di Jurado, comincia con una presentazione dettagliatissima della vita di Simon, genio matematico e programmatore informatico che sta da tempo tentando di mettere sul mercato un programma di intelligenza artificiale potenzialmente vincente ma che fatica a trovare la propria strada. È supportato in questo dall’amico e collega Tom, tanto legato a lui quanto diverso nei modi e nello stile di vita. In parallelo, Jurado mostra al lettore la vicenda di una bambina ucraina alla quale viene sterminata l’intera famiglia. Le due vicende si intrecciano e, tra amore e bugie che lasciano ferite profonde come la cicatrice che caratterizza la protagonista femminile della vicenda, l’autore mostra come il rigore scientifico e matematico che pare governare l’universo intero possa essere stravolto in un attimo da una variabile impazzita, che sconvolge gli equilibri e cambia il corso degli eventi. Il passato diventa l’elemento attraverso cui è possibile raccontare e spiegare il presente e ciascuna azione, ciascuna situazione, si rivela contraria alla precedente e stravolge ogni possibile certezza. Pur non raggiungendo i livelli di tensione narrativa presenti nella trilogia costituita dai romanzi Regina Rossa, Lupa nera e Re bianco, Jurado offre al lettore un thriller avvincente, un misto tra una spy story e un noir, in cui a dominare sono l’azione e il brivido e in cui i sentimenti e il sentimentalismo trovano uno spazio ridotto in cui manifestarsi. Una lettura interessante, che conferma la capacità dell’autore di inchiodare il lettore a ogni pagina, dalla prima all’ultima, in un crescendo di tensione che solo chi padroneggia davvero bene lo strumento della scrittura riesce a fare.