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Ciclismo - Storie segrete

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C’è una domanda che tutti coloro che iniziano ad appassionarsi al ciclismo (penso a quanti lo scorso anno, causa lockdown, hanno iniziato a seguire il Giro d’Italia, per esempio) si fanno, ossia “Come facevano i giornalisti a raccontare tante cose stando all’arrivo?”. È una di quelle domande che per lungo tempo sono rimaste senza risposta. Quando non c’erano le Ammiraglie che dialogavano in tempo reale o gli elicotteri che sorvolavano la corsa, i giornalisti le cose le sapevano lo stesso. Sia come sia, a partire dal primo Tour de France (la corsa è nata nel 1903 e si gioca l’affetto degli appassionati col Giro - le altre gare sono arrivate dopo), ogni tappa ogni scatto ogni salita è intrisa di episodi, alcuni diventati poi noti e famosi: ma non tutti. Per esempio il fatto che già l’anno successivo, il 1904, fosse stato deciso che l’evento non avrebbe avuto un seguito perché era accaduto di tutto in quel primo giro: corridori presi a bastonate, scazzottate, lanci di pietre e addirittura colpi di pistola, senza contare gli imbrogli (tipo corridori che nottetempo facevano il percorso in auto per poi salire in bici solo a pochi chilometri dal traguardo). Il segreto che riguarda il ritiro dal Tour del grande Alfredo Binda che fu pagato per non correre nel 1930, i numerosi episodi della vita e delle corse di tanti nomi che ancora oggi a distanza di decenni sono il ciclismo, non solo Coppi e Bartali Anquetil Moser Saronni Bobet Hinault e ancora Merckx Gimondi Baronchelli Indurain Bugno Chiappucci il Pirata e Nibali. Per ogni nome - e ne mancano tanti fra i citati - ci sono aneddoti, leggende, verità e risposte a tanti piccoli “misteri”. Ci sono le storie personali – a volte davvero sorprendenti e incredibili - dei corridori, antefatti e cronache di tante gare…

Beppe Conti è un giornalista che si è sempre occupato di sport, a partire dagli anni ’70 con i duelli Moser Saronni e poi calcio e sci: Per raccontarci queste storie oltre alla sua esperienza, ai racconti raccolti di prima mano nei suoi anni alla “Gazzetta dello Sport” e a “Tuttosport”, ha attinto da una ricca bibliografia e ha messo insieme davvero una storia lunga tante vite. Abbiamo scoperto tutti – dolorosamente, purtroppo - che anche il ciclismo non è esente da problemi (uno su tutti, il doping) ma fatta salva qualche eccezione è ancora uno sport che appassiona anche per la sua pulizia e per l’apparente povertà almeno rispetto ad altri sport come il calcio. Conti riesce con le sue cronache, perché questo sembrano i capitoli, a far sentire la fatica, la forza d’animo che ci mettono i ciclisti e la voglia di vincere prima di tutto i propri limiti. Parimenti alternando gli aneddoti ci mostra e ci racconta anche gli uomini oltre che gli atleti, uomini con i loro limiti e le loro meschinerie, i loro dubbi le scaramanzie e le abitudini. Si sofferma sulle apparenti contraddizioni, su come si possa essere allo stesso tempo generosi e spietati, ma quasi sempre in nome di qualcosa. Alle storie dei campioni sono poi legate indissolubilmente quelle dei gregari, una figura che si sobbarca fatica e strategie perché il campione possa primeggiare, perché il ciclismo è fatto di tante cose, comprese le squadre che sono fatte da tanti e in cui tutti hanno la stessa importanza, dai progettisti ai direttori ai meccanici. I corridori sono forse solo la parte più visibile, quella che resta nella Storia. Un appunto però va fatto: non tutti riescono a collocare temporalmente i tanti nomi e gli aneddoti, si percepisce che raccontare certe storie ne fa venire in mente altre all’autore che quindi divaga un po’ per poi tornare alla narrazione precedente e questo crea un po’ di difficoltà al lettore nel contestualizzare eventi e personaggi.