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Cime tempestose

cimetempestose

1801 – Wuthering Heights è il nome della dimora del signor Heathcliff, dove “wuthering” rappresenta un’espressione dialettale che descrive icasticamente il tumulto atmosferico che avvolge il luogo quando il tempo è burrascoso. Mr. Lockwood, che già nei giorni addietro si era presentato alla villa, ricevendo un’accoglienza sussiegosa e brusca, oltre alla sincera antipatia dei cani del proprietario, è l’affittuario di Thrushcross Grange – altra villa di proprietà di Heathcliff. Oggi, con la neve che sta imperversando improvvisa e intensa, Lockwood ha finalmente compreso sul piano strettamente pratico il significato dell’aggettivo “wuthering”. Si trova bloccato nella brughiera, tra neve e fango, e con il pomeriggio che sta prepotentemente cedendo il passo a una sera rigida e funestata dalla bufera. La sola alternativa per non morire congelato è bussare di nuovo alla porta di Wuthering Heights, sperando che non gli venga chiusa sul naso. E in effetti Joseph, l’anziano e rigido domestico, non sembra affatto propenso a farlo entrare in assenza del padrone, che si trova all’ovile. A concludere la diatriba ci pensa Hareton, un ragazzo dai modi rozzi e dall’aspetto trasandato, che fa entrare Lockwood, il quale tra un ringraziamento e l’altro, riesce finalmente a trovare pace per le sue membra intirizzite. L’atmosfera che regna nella casa è austera e frugale al tempo stesso, per qualcuno potrebbe anche essere sinistra e cupa, ma vista la bufera non è il caso di pensarci più di tanto. Tuttavia, ad attirare la sua attenzione è principalmente una giovane donna, anch’ella austera e di poche parole, ora perfettamente inserita nel contesto, ora totalmente ad esso estranea. Frattanto, ecco rientrare Heathcliff, dal quale egli apprende, a valle di una brutta gaffe, che la ragazza altro non è che sua nuora, e non sua moglie come egli aveva immaginato. Heathcliff infatti è vedovo e, nonostante il carattere ombroso ai limiti della villania, anche il più insensibile degli uomini non potrebbe non intravedere in quella dura scorza la trama inconfondibile del dolore e della perdita…

Pubblicato per la prima volta nel 1847 sotto lo pseudonimo di Ellis Bell, Cime tempestose è il primo e unico romanzo di Emily Brontë, sorella mezzana di Charlotte e Anne, anch’esse scrittrici di opere arcinote quali Jane Eyre (Charlotte) e La signora di Wildfell Hall (Anne). Accolto ai tempi dell’uscita con lo stigma del successo di scandalo, Cime tempestose è divenuto, con il passare dei decenni, un grande classico della letteratura europea, attirando gli interessi e gli studi più disparati, dall’alta critica sino alle lezioni d’inglese fra i banchi delle scuole superiori. Il merito di tale giustificata immortalità non risiede solamente nelle tumultuose e luciferine passioni di Heathcliff, antieroico protagonista dai tratti crudelmente romantici e spietatamente violenti, quanto dalla raffinata costruzione di un cosmo familiare e ambientale all’interno del quale ci si può orientare solamente con le coordinate di emozioni totalizzanti e feroci che non ammettono sfumature di grigio. I sentimenti, intesi nel loro spettro più ampio (dall’amore all’odio, dal desiderio di vendetta a quello di rivalsa), sono la mappa che il lettore dovrà seguire per diradare la bruma che avvolge i tanti personaggi di questo dramma corale. Un dramma che si snoda, errore dopo errore, cattiveria dopo cattiveria, verso un deserto emotivo di disillusione e annientamento che riesce a placarsi – forse – solamente nella generazione successiva. Le due famiglie dei Linton e degli Earnshaw – simmetriche e reciprocamente protette da un rassicurante status upper-class – vengono squassate da un amore impossibile e totalizzante, quello fra il trovatello Heathcliff, selvaggio e snobbato, e la bella e irraggiungibile Catherine Earnshaw. Tale passione, indomabile e per sua natura intrinsecamente infelice, innescherà il fuoco freddo che divamperà nelle lingue della vendetta e della morte, travolgendo tutto e tutti, senza alcuna possibilità di mediazione o ricomposizione degli assetti preesistenti. Imbevuto di un fascino puramente romantico e gotico, Cime Tempestose, a distanza di quasi duecento anni dalla sua prima pubblicazione, ci insegna che “solo gli inquieti sanno come è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza”, offrendo un quadro cupo e doloroso del potere totalizzante e distruttivo dei sentimenti, anche quelli animati dagli ideali più nobili e profondi. La grandezza di tale opera è stata inoltre celebrata da diversi, riusciti, adattamenti cinematografici/televisivi e da svariate citazioni musicali: una su tutte, l’intensa canzone di Kate Bush intitolata proprio Wuthering Heights.