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Cinema e autori sulle tracce delle migrazioni

Cinema e autori sulle tracce delle migrazioni
600.000 persone l’anno, per un totale di nove milioni, espatriano dal nostro Paese fra l’inizio del Novecento e la Grande Guerra. Il 1913 è l’anno nel quale se ne vanno di più: 870.000. Il 45% di questi si reca negli Stati Uniti, la maggior parte proviene dal terribile Mezzogiorno. Le mete sono anche le più vicine Francia, Germania e Svizzera.  Negli anni fra le due Guerre la destinazione più ambita è l’Argentina, mentre a causa dell’alleanza italo-tedesca il regime manderà nella Germania di Hitler molti operai, e c’è poi la colonizzazione dell’Africa da parte del regime fascista. Dall’inizio del secondo dopoguerra fino alla fine degli anni Sessanta emigrano in sette milioni (il Belgio è la meta più gettonata), ma tre milioni e seicentomila tornano, prevalentemente per passare gli ultimi anni con i propri cari e nei luoghi della propria infanzia. Altrettanto importante è il fronte dell’emigrazione interna: contadini semi-alfabetizzati e non politicizzati del sud vanno nelle fabbriche del nord e cambiano stile di vita. Dalla fine degli anni Ottanta invece il fronte si è invertito: l’immigrazione in Italia da parte di Paesi come il Marocco e l’Albania, cui ha fatto seguito la Romania, è un dato costante. I dati dell’ISTAT ci dicono che i residenti stranieri in Italia sono quasi cinque milioni, ma anche l’immigrazione interna continua ad essere un dato importante, come la ripresa dell’emigrazione all’estero da parte di cittadini italiani. E il cinema italiano racconta questi dati…
Andrea Corrado e Igor Mariottini, critici ed esperti di cinema, raccolgono in questo fresco e interessante libello la storia del cinema italiano che ha trattato il tema delle migrazioni, da e verso l’Italia, seguendo allo stesso tempo una linea cronologica, tematica e di generi (in primis la commedia). Dalle prime tracce riscontrate con due pellicole del 1915, Gli emigranti di Gino Zaccaria e L’emigrante di Febo Mari fino al cinema di Gianni Amelio, Carlo Mazzacurati, Emanuele Crialese, Francesco Munzi, Marco Simon Puccioni, e Andrea Segre (Lamerica, Vesna va veloce, Nuovomondo, Saimir, Riparo, e Io sono Li rispettivamente, per intenderci) passando per capolavori come Il cammino della speranza di Pietro Germi, Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, La ragazza con la pistola di Mario Monicelli. Un cinema che ha raccontato la nostra Storia e quella di altri popoli e che le ha intrecciate visivamente, come è successo nella realtà, come raccontano Corrado e Mariottini lasciando più o meno consapevolmente attraverso titoli e nomi un messaggio forte d’integrazione. E sorprende - come ricorda il loro collega Gianni Canova nella prefazione - che il nostro cinema da sempre ritenuto stanziale sia invece stato sin dai suoi albori, e continua tuttora ad esserlo, un mezzo molto attento al tema in questione. Un tema affrontato anche dalla critica Sonia Cincinelli nel suo Senza frontiere. L’immigrazione nel cinema italiano.