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Cinema totale

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Tutte le arti possono evolversi su basi del passato o rievocare vecchie tendenze, tranne una, il cinema. La “settima arte” è l’unica, tra tutte, a disporre di movimento a non poter sopravvivere senza l’evoluzione della tecnica. Sarebbe inconcepibile ritornare, per esempio, ai film muti o a quelli in bianco e nero. Il cinema deve assorbire, dunque, la tecnologia che galoppa verso il futuro affinché lo spettatore sia attratto e non respinto e, forse, si potrà ritenere completo quando sarà in grado di mostrare personaggi a tutto tondo che stimolino anche l’olfatto. Questo è “il cinema totale” e diventerà mezzo di espressione del genio, che renderà obsoleto il film senza suoni, senza colori, senza dimensioni e senza odori. L’attore del cinema muto, abituato ad esprimersi con il suo corpo per trasmettere allo spettatore l’entità e l’intensità delle emozioni, dovrà spogliarsi delle doti di mimo e indossare una veste nuova che contenga le sue espressioni, o rischierà di addentrarsi nel vortice della caricatura. La folla nella sala, oppure in un grande stadio, vedrà il film ascoltando i suoni amplificati che trasmetteranno come un tonfo anche il rumore sordo del silenzio. Sentirà le sensazioni e non avrà più bisogno che qualcuno gliele mimi. Anche l’intensità drammatica di un attore di teatro dovrà essere contenuta nei limiti del palcoscenico teatrale, il quale, con eleganza, si dovrà adattare alle nuove regole. Il regista, invece, figura centrale nel mondo della pellicola cinematografica, per il quale ogni nuova scoperta è una buona occasione per sbagliarsi, diventerà il titolare effettivo del film, per colmare tutti i difetti che prima un’immagine piatta in bianco e nero riusciva a nascondere. Nell’universo del cinema, tutto si amplificherà e, attraverso il volume e il colore, la finzione diventerà realtà, sarà qualcosa di tangibile e irromperà fra la gente. Ogni individuo si fonderà nella carne e nell’anima collettiva…

Parigi, luglio 2052. Blanchette si alza controvoglia ancora assonnata e va sotto la doccia. È molto affaticata, ma l’emozione di essere la nuova diva del cinema, la Regina Vox, le restituisce tutta l’energia che gli svariati impegni da star le consumano. Come al solito non ha molto tempo a disposizione per prepararsi e uscire di casa. Nemmeno il tempo di infilarsi l’accappatoio che squilla il telefono. Ha premura di bloccare la trasmissione delle immagini prima di rispondere, per evitare che il suo interlocutore la veda nuda. Preme il pulsante di risposta e immediatamente davanti a lei appare Seita, il suo datore di lavoro. L’immagine minuscola dell’uomo, in una frazione di secondo, entra prepotentemente nella stanza della giovane e invade la sua intimità. L’uomo con quel sorriso furbetto cammina avanti e indietro in mezzo al disordine che la ragazza ha lasciato poco prima e lei, nonostante lui non la veda, si sente imbarazzata. Blanchette indietreggia d’istinto calpestando l’orlo dell’accappatoio che le cade a terra. Irritata dall’indiscreta invasione emette uno strillo penetrante e l’uomo si ferma proprio davanti al suo seno: “La prego Sig. Seita vada via” esclama la ragazza mentre il capo ha l’aria sbigottita: “Non credevo che la mia sola immagine potesse essere tanto indiscreta”. Questo breve episodio, tratto dal romanzo Sfacelo di René Barjavel pubblicato nel 1942, ci offre una piccola dimostrazione della sua visione futuristica sull’evoluzione del cinema. In Cinema totale, le figure invadono lo spazio e portano lo spettatore in una dimensione che va oltre il bidimensionale diventando reale, ma anche quasi indiscreta e imbarazzante. Cinema totale è un saggio interessante sul mondo della settima arte, sui suoi esordi, sull’evoluzione e le previsioni future, a partire dai film muti in bianco e nero. Barjavel ci mostra un cinema che si evolve, si trasforma diventando un caleidoscopio di suoni, colori e profumi, dove l’immaginazione diventa realtà davanti a uno spettatore travolto dall’intensità fantasmagorica che esso riesce a trasmettere. In questo breve saggio di René Barjavel emergono raffinatezza e sensibilità. L’autore percepisce e trasmette emozioni, analizza la fiamma del regista, dell’attore, dello spettatore, definisce il loro ruolo e le difficoltà di adattamento. Entra nel loro animo e quasi come uno psicologo comprende i loro limiti e rilascia consigli per superarli. Cinema totale, pubblicato nel 1944, è stato scritto quando ancora i film erano in bianco e nero e da poco avevano superato la soglia del mutismo con il sonoro non sincronizzato e a volte erano accompagnati solo da musica. Si tratta di un libro particolare, inizialmente poco apprezzato perché uscito in un periodo in cui Barjavel era considerato privo di titoli per parlare di cinema. Presto, però, allo scrittore francese verranno riconosciuti tutti i suoi meriti ed egli con passione si dedicherà al suo grande amore, la settima arte, per la quale sospenderà temporaneamente anche la carriera letteraria. In genere un saggio è una forma di espressione teorica, spesso di lettura impegnativa, specialmente per il lettore che non conosce abbastanza l’argomento trattato. Renè Barjavel che nei suoi romanzi mostra un forte piglio scenografico che dà vita e intensità ad ogni scena narrata, come in un film; in questo saggio, con lo stesso piglio, ci consegna un’analisi accurata che mette in risalto il suo livello culturale, l’arte e la sua genialità.