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Cinquanta modi per dire pioggia

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Kyoto, 1948. Noriko Kamiza, Nori, viene lasciata da sua madre Seiko presso la maestosa villa dove vivono i suoi nonni senza ulteriori spiegazioni. Prima, però, Nori deve farle una promessa: obbedire sempre, perché solo la sua vita e l’aria che respira è più importante dell’obbedienza. Nori capisce ben presto di non essere un’ospite gradita per i suoi nonni, l’austera Lady Yuko, cugina dell’imperatore, e Lord Kohei, che molto spesso si trova a Tokyo, dove svolge il lavoro di consigliere imperiale. Un’altra cosa che apprende subito Nori è che la sua pelle scura e i suoi capelli ricci e indomabili sono i segni della vergogna che sua madre ha fatto abbattere sulla famiglia. La piccola, infatti, è una bastarda nata fuori dal matrimonio di Seiko e per questo viene sottoposta giornalmente a bagni nella varecchina dalla gentile cameriera Akiko, l’unica che le faccia un po’ di compagnia, segregata com’è nella soffitta della villa. Nori sopporta i bagni, la solitudine e le continue punizioni che Lady Yuko le infligge versando lacrime silenziose, nella speranza che prima o poi il suo aspetto riuscirà a rendere felice sua nonna. Finché, due anni dopo il suo arrivo, Lady Yuko non le comunica una notizia inaspettata: Akira, il figlio legittimo di sua madre ed erede della famiglia, verrà a vivere nella villa in seguito alla morte del padre. Nori accoglie questa notizia con un misto di timore e speranza, timore di non venire accettata nemmeno dal suo fratellastro e speranza che la sua situazione di reclusa nella casa possa finalmente cambiare. Dopo un primo incontro tra i due, la piccola decide di tentare il tutto per tutto: si recherà di nascosto durante la notte nella camera di Akira per carcare di convincerlo a parlare con lei. Solo così, forse, potrà uscire dalla soffitta della villa per passare alcune ore di libertà in compagnia…

Cinquanta modi per dire pioggia è il romanzo d’esordio di Asha Lemmie, scrittrice statunitense laureata al Boston College in Letteratura Inglese e Scrittura Creativa, che parla fluentemente il giapponese e l’italiano. È un romanzo che porta il lettore in un Giappone chiuso e rigido, dagli anni Trenta ai Sessanta, e dove alcuni temi la fanno da padrone, ricorrendo lungo tutta la trama: la famiglia, l’orgoglio, i pregiudizi, la vergogna e le regole ferree, ma anche l’amore tra fratelli, il desiderio di rivalsa e la passione per la musica. È proprio questa a segnare il climax ascendente nella vita di Nori. Dalle prime fallimentari lezioni di violino impartitele da Akira, il suo Oniichan, il “fratello maggiore”, alle sere in cui la sua musica fa compagnia agli uomini che si intrattengono nella casa di geishe di Kiyomi, fino al concerto nella villa di campagna di Hiromoto, dove Nori ha finalmente la possibilità di suonare davanti a un vasto pubblico che la applaude e le dona la consapevolezza del suo valore. Le sensazioni provate da Nori durante l’esibizione sono descritte alla perfezione, tanto che anche il lettore più a digiuno di musica classica non potrà non emozionarsi insieme a lei e venire avvolto nel vortice della passione per le sonate di Mendelssohn, Vitali e Shubert. Ma quello stesso momento segna anche l’inizio della caduta di Nori a causa della perdita dei suoi affetti più cari e del conseguente esilio. Un percorso che la porterà, infine, alla riscoperta di se stessa, all’accettazione per il suo essere unica e, proprio per questo, speciale. È un romanzo che fa riflettere, a volte sorridere e, sicuramente, commuovere fino all’epilogo inaspettato ma, in fondo, coerente con la trasformazione personale della chibi hime, la “piccola principessa”.