Barcellona, 10 giugno 1990. Un giovane si rannicchia su una lapide. Trema. Da quando è uscito dal centro si sente come annullato e privo di volontà. È completamente perso. Gli incubi non abbandonano la sua testa e continua a sentire le voci. È come se eseguisse degli ordini contro la sua volontà, come quando due giorni prima le sue gambe lo hanno condotto al cimitero quasi fosse un automa. Si trova quindi in questo spazio angusto, circondato da loculi a destra e sinistra, uno sopra l’altro, ciascuno con il nome di un familiare e le date di nascita e di morte scolpire nella pietra. Gli servono delle indicazioni, un senso. L’unica persona che potrebbe dargli forza non c’è e quindi non può mostrargli la direzione per riprendere in mano la sua vita. Ha anche un disperato bisogno del suo perdono. Mentre pensa a tutto questo, si raddrizza nell’oscurità e si mette in ginocchio. Un’idea quindi prende vita nella sua mente, lentamente. Deve assolutamente seguire i passi del genio e creare un’opera magistrale per celebrarlo e quindi ottenere la sua redenzione tanto desiderata. L’idea gli infonde un immediato senso di pace. È la data che segna l’inizio del suo nuovo cammino. Si alza deciso e dice a se stesso che nessuno può più fermarlo. Lascia quindi lo spazio angusto del cimitero e la notte lo accoglie a braccia aperte. La lava ha ricominciato a scorrere dentro di lui…

Città d’ombre è un ottimo thriller che di recente è diventato anche una serie di successo su Netflix. La protagonista indiscussa è la città di Barcellona e le sue opere d’arte. In particolar modo un’opera del maestro Gaudì: la Pedrera. Un maniaco ha infatti ha deciso di trasformare la facciata dell’iconico edificio nel setting di un macabro delitto. Un uomo, infatti, brucia avvolto dalle fiamme, appeso da uno dei balconi. Si tratta di Eduard Pinto, uno degli elementi di spicco della società catalana. La stampa conia immediatamente il soprannome per l’assassino: il Boia di Gaudì. Viene chiamato a indagare per il suo grande intuito investigativo l’ispettore Milo Malart, coadiuvato dall’ispettrice Rebecca Mercader e il sergente Toni Crespo. Trama interessante anche se le descrizioni eccessivamente minuziose e le ampie digressioni a volte rendono la lettura delle 600 pagine un po’ difficoltosa.