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Città - Luoghi, abitanti, storie (1958-2015)

Città - Luoghi, abitanti, storie (1958-2015)

Tra i milioni di italiani emigrati in Argentina, nel 1958 poteva capitare di imbattersi in una categoria molto particolare: gli snob. Erano aristocratici e professionisti italiani arrivati fin lì senza valigia di cartone, ma attratti dal sistema pensionistico conveniente, oppure per non smettere di essere ancora fascisti dopo la caduta del regime. Ritornano raramente nei luoghi natii, non puntano sul futuro dell’Italia: “L’Argentina d’oggi, come gran parte dell’America Latina, è una terra favorevole a chi non ha troppa fretta”… Pyongyang, primavera 1980: Kim Il Sung, il Grande Leader, accoglie il jet che, da Pechino, fa sbarcare Enrico Berlinguer e Gian Carlo Pajetta - in due parole - il Partito Comunista italiano. “Duecento danzatrici avvolte nei veli che ondeggiavano sulla pista di cemento” e una folla che agita fiori di plastica salutano le personalità che poi si avviano verso una capitale ricca di strutture e monumenti eppure vuota, l’antitesi della febbrile e affollata Cina. “Berlinguer e Pajetta sembrano un po’ stralunati, direi imbarazzati, come se invece che in una capitale comunista fossero capitati alla corte del Gran Khan”… Baghdad, aprile 2003, durante l’assedio americano. Sono pochissimi i giornalisti rimasti in Iraq. Non c’è pane, non c’è corrente, si scrive a mano. In un clima claustrofobico, “al lume di candela rischio di non riconoscere la mia calligrafia. Mi sono addentrato troppo nella civiltà informatizzata, e la guerra, riportandomi indietro nel tempo, mi punisce. È una bella lezione”…

L’Intifada del 2000 a Ramallah e il dettaglio del muro giallo nel dipinto di Vermeer Veduta di Delft, protagonista di uno dei passaggi più celebri della Recherche di Proust. Sono due visioni assolutamente agli antipodi per contenuti, spazio e tempo, ma attraverso la penna benedetta di Bernardo Valli è possibile rintracciarvi qualcosa in comune: il privilegio di leggere pezzi di giornalismo come non ce ne potranno più essere. Oggi, infatti, gli articoli sul campo, redatti dagli inviati, sono sempre più rari, perché costosi e rimpiazzabili con qualche breve video acquisito da sconosciuti utenti social (o propinato dalla propaganda, vero o falso che sia). I reportage ben fatti, che si leggono come brani letterari pur informando spesso in modo essenziale, rapido, rischiano di diventare materiale didattico a complemento dei testi di storia o del manuale per l’esame da giornalista. Va così. Leggere ciò che Valli, oggi novantacinquenne, ha scritto nel corso della fortunatamente lunga carriera resta tuttavia un piacere imprescindibile. Città - che ha come sottotitolo Luoghi, abitanti, storie - raccoglie corrispondenze e reportage narrativi composti tra il 1958 e il 2015 per “Il Giorno”, “Corriere della Sera”, “La Stampa”, “la Repubblica”. Beirut, Gerusalemme, Mogadiscio, Parigi, Hanoi, Weimar, Shanghai, Taormina, Berlino, San Salvador: la lista è lunga. Franco Contorbia nella prefazione raccomanda specialmente “quattro articoli di fulgida memorabilità": la Weimar di Goethe, la Barcellona di Gaudí, la Delft di Vermeer e di Proust, l’Alessandria dei romanzieri Forster e Durrell e del poeta Kavafis”. La selezione, operata dalla casa editrice Ventanas, è organizzata intorno alle città, in ogni continente, e mostra ciò che accade nelle giornate storiche come nella quotidianità di popoli in guerra o nel pieno di un improvviso sviluppo. Sono luoghi che non possono essere relegati soltanto a scenografia, e chi li abita merita di essere raccontato sia perché insolito dittatore dai poteri supremi sia tassista o misero e in fuga. Nella stessa collana, e sempre in riferimento al grande inviato di guerra, sono stati già pubblicati Italo, un volume che documenta i suoi rapporti con Italo Calvino e Se guardo altrove, raccolta di articoli culturali.