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Civilizzazioni

Civilizzazioni

Fuggito dalla Norvegia con suo padre Thorvald dopo aver commesso un omicidio, Erik il Rosso si stabilisce in Islanda. Finirebbe tranquillamente la sua esistenza come contadino, se un giorno Evjolf il Laido, parente di un vicino di casa di Erik, non uccidesse alcuni schiavi del vichingo, incolpandoli di aver causato una frana. Furioso, Erik uccide Evjolf e il suo vicino Harfn per rappresaglia. A quel punto – siamo intorno al 982 dopo Cristo – viene esiliato. Va a vivere su di un’isola vicina, ma poco tempo dopo viene coinvolto in un’altra rissa mortale e di nuovo è bandito: non può più rimanere in Islanda né può ritornare in Norvegia, quindi sceglie di navigare verso ovest con un pugno di uomini e donne, inseguendo dicerie e leggende. Sbarca sulle sponde di una terra sconosciuta, che battezza Groenlandia. Qui ha diversi figli dalla moglie Thjodhild, ma anche una figlia illegittima chiamata Freydis. La ragazza, che dal padre ha preso il carattere violento e l’amore per il viaggio, raggiunge con i fratelli il Vinland, paese bello e boscoso a sud-ovest della Groenlandia. Qui il gruppo avvia scambi commerciali con gli indigeni, gli Skraeling, e fonda un insediamento. Freydis però litiga con due suoi fratelli e li fa uccidere da suo marito Thorvard, mentre si occupa lei stessa di fare a pezzi le loro mogli a colpi d’ascia. Gli abitanti della piccola colonia reagiscono con sdegno al massacro e Freydis – per paura che le voci arrivino all’altro fratello Leif in Groenlandia – fugge con Thorvard, altri uomini, bestiame e cavalli su di “un knarr dai larghi fianchi” verso sud. Il viaggio si rivela lungo: tempeste, scogliere troppo alte per attraccare o attacchi degli Skraeling impediscono di fermarsi per molti, molti giorni. Alla fine Freydis e i suoi trovano un’insenatura in cui attraccare. Il luogo è bellissimo, con selvaggina abbondante e terra fertile, ma ci sono campi coltivati e quindi indigeni ben organizzati. Sono alti, robusti, con la faccia dipinta a strisce nere e trovano i capelli rossi e la pelle diafana della groenlandese molto affascinanti. Così, diviene la compagna del loro capo e gli dà una figlia, Gudrid. Sembrano tutti aver trovato finalmente la pace, ma all’improvviso gli Skraeling cominciano ad ammalarsi di una violenta febbre e a morire, e così i loro ospiti decidono ancora una volta di fuggire verso sud…

Gli storici sono più o meno tutti concordi: i conquistadores di Hernán Cortés e Francisco Pizarro non avrebbero sbaragliato gli Aztechi e gli Incas con la stessa facilità (anzi, probabilmente non li avrebbero sbaragliati affatto) se i guerrieri degli antichi imperi americani avessero avuto a disposizione cavalli, armi di acciaio e anticorpi contro morbillo, vaiolo e varicella. Sta qui lo snodo ucronico, il “what if?” su cui si basa Civilizzazioni: aver fornito agli Incas cavalli, ferro e anticorpi immaginando una micro-colonizzazione vichinga avvenuta intorno all’anno Mille. Questo avrebbe probabilmente non solo impedito la colonizzazione spagnola di centro e sudamerica, ma l’avrebbe forse addirittura rovesciata trasformando gli Europei conquistatori in conquistati. Laurent Binet – titolare della cattedra di letteratura all’Université Paris 8 di Vincennes Saint-Denis e scrittore pluripremiato in patria – lo ha spiegato molto bene in un’intervista al “Guardian”, il prestigioso quotidiano britannico: “Tutto è nato davvero per caso. Ero stato invitato a una fiera del libro a Lima e una volta in Perù ho scoperto la storia della conquista di Pizarro. (…) Incredibile che 200 persone abbiano conquistato questo enorme Paese, proprio come ha fatto Cortés in Messico. Sono andato nei musei di Lima e sono rimasto affascinato dalla cultura precolombiana. Quando sono tornato in Francia ho continuato a leggere sull’argomento e qualcuno mi ha regalato il celebre saggio di Jared Diamond intitolato Armi, acciaio e malattie. In quel libro c’è un capitolo su Atahualpa, Pizarro e il loro incontro a Cajamarca. Diamond si chiede perché Pizarro andò in Perù per catturare Atahualpa, e non Atahualpa in Spagna per catturare Carlo V di Spagna. Questa frase specifica mi ha dato l’idea per l’intero libro”. E Cristoforo Colombo? Ecco l’altro snodo ucronico di Binet: il navigatore genovese qui non arriva sulle coste americane, muore e viene presto dimenticato. La dominazione inca del Vecchio continente porta con sé anche enormi conseguenze culturali e religiose: il cattolicesimo militante di gesuiti e Inquisizione viene spazzato via, e così anche la Riforma luterana (sostituiti dal culto del Sole), mentre il combinato disposto delle riforme agrarie e fiscali di Atahualpa e dell’introduzione di coltivazioni nuove importante dall’America cambia profondamente il tessuto sociale e il territorio europeo. Laurent Binet sembra divertirsi moltissimo, conducendo il lettore in una grande epopea storica non priva di ironia. È un testo intelligente, erudito, gustoso. Le dolenti note arrivano forse dallo stile: più che un romanzo, Civilizzazioni sembra infatti un saggio storico dal tono MOLTO divulgativo e aneddotico, un elenco di eventi senza nessuna pretesa letteraria. Da questo punto di vista si sarebbe potuto fare molto di più.