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Civiltà extraterrestri

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“Quasi tutti gli uomini, per quasi tutta la storia, hanno dato per certo di non essere soli. L’esistenza di altre intelligenze è stata sempre accettata come naturale”. Ben prima dello sviluppo della scienza e dei suoi strumenti di indagine, l’umanità si poneva la domanda delle domande: “siamo soli nell’universo?”. Per rispondere occorre intanto conoscere il pianeta dei terrestri, il nostro insomma, e capire cosa sia un’intelligenza; quella umana, in tutte le fasi della sua evoluzione, così come quella animale (corvi e polipi hanno un cervello notevole, per esempio). E occorre poi indagare il pensiero e i suoi prodotti, fantasie comprese. I greci ci hanno fatto familiarizzare con entità che abitavano altri mondi; la fisica moderna ci assicura che esiste qualcosa di fondamentale ma invisibile ai nostri occhi. E occorre, infine, posare lo sguardo oltre la nostra atmosfera ed esaminare tutte le prove di potenziali forme di vita nel sistema solare, analizzandone la chimica, fino alle stelle più lontane. Questo lungo viaggio non di sviluppa solo nello spazio: percorre la linea del tempo, fino all’origine della vita. E, nel frattempo, incontra asteroidi e anelli di Saturno, 300 milioni di stelle, che ruotano o oscillano. Incontra la Terra quando non era ancora benedetta da un’atmosfera respirabile di ossigeno e azoto e i suoi primi abitanti, organismi di poche cellule incubati dal mare. Quali saranno le mete fissate come raggiungibili dai discendenti di quegli esseri primordiali? E quando arriveranno queste fantomatiche civiltà extraterrestri? Come ce ne accorgeremo? Oppure… sono già state tra noi? Chissà, tra le piramidi egiziane o i cerchi del grano del Perù…

Con l’accumularsi dei secoli e dei millenni, si moltiplicano anche le domande e le ipotesi si arricchiscono di prove. Diventare più intelligente non ha permesso all’uomo di raggiungere verità assolute né di trovare soluzioni a ogni guaio combinato per inesperienza o scaturito dalle leggi della natura. Siamo una specie fallibile e debole (si veda come tentiamo di auto-estinguerci), ma non ci arrendiamo all’idea che il progresso debba avanzare, che i nostri passi possano proseguire oltre i confini del pianeta, che la fantasia sia capace di aiutarci a elaborare teorie esatte e portatrici di benessere. In questo saggio scientifico, Asimov ci offre un’esaltazione dell’intelligenza (la nostra) e tante domande sulle intelligenze aliene possibili o probabili. Va precisato che l’opera è stata scritta nel 1979: possiede un sapore un po’ vintage, ben diverso dagli attuali manuali per giovani lettori che riescono a catturare l’attenzione con infografiche, giochi e video da attivare con lo smartphone. Lo scrittore di fantascienza si era già addentrato nella non-fiction scrivendo decine di libri divulgativi dai caratteristici titoli come Catastrofi a scelta o Il libro della Genesi interpretato alla luce della scienza. L’esercizio di provare a immaginare l’esistenza di intelligenze extraterrestri aveva già impegnato anche Enrico Fermi, Nobel per la Fisica, che elaborò il paradosso che porta il suo nome: dato l’innumerevole numero di stelle nell’universo, è più plausibile pensare che possano esserci civiltà aliene che non il contrario. Ma - ed ecco la natura del paradosso stesso - perché queste forme di intelligenza non ci hanno mai rivelato la loro presenza? Sarà per l’enorme distanza che ci separa? Per i limiti della tecnologia o per un’insormontabile incomunicabilità linguistica? Non ci resta che sopravvivere e preservare le incredibili capacità del cervello umano.