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Clive Staples Lewis - Nella terra delle ombre

Clive Staples Lewis - Nella terra delle ombre

La maggior parte dei lettori conoscono Clive Staples Lewis (il nome è spesso abbreviato in C.S.) come lo scrittore delle Cronache di Narnia, romanzi di grande successo che hanno ispirato film molto famosi. Qualcun altro magari lo ricorda anche per le Lettere di Berlicche, un trattato ironico sulla fede cristiana, in cui, tramite la messa in scena di un diavolo che tenta di corrompere gli uomini, si discute di moralità e religione. Ma Lewis era solo questo? Chi era l’uomo dietro alla penna? Un irlandese trapiantato in Inghilterra, un professore universitario di letteratura inglese, amico dell’altro grande maestro del fantasy inglese, J.R.R.Tolkien; un uomo che, pur essendo approdato da adulto alla fede cristiana, in gioventù si è fatto attraversare da dubbi sulla religione. Lewis, infine, è stato anche un uomo che ha vissuto nel mondo, coltivando amicizie, come il rapporto epistolare con Don Giovanni Calabria, un prete italiano che gli scrisse dopo aver letto Le lettere di Berlicche, e amori, come quello con Joy, sua compagna nella maturità. Riscoprire la sua figura può ancora insegnarci qualcosa al giorno d’oggi? E quanto di ciò che Lewis ha pensato e vissuto possiamo ritrovare nelle sue opere, quanto le parole da lui scritte in ambito saggistico e narrativo sono parte di uno stesso pensiero e disegno?

Nella terra delle ombre è il libro di un fan, di un appassionato che vuole divulgare la sua passione e convincere altre persone ad amare le stesse cose che ama lui, questo è evidente. Il fan che ha scritto questo libro è un esperto conoscitore della vita e delle opere di Lewis, anche questo è evidente: cita spesso e ad ampie mani estratti dalle sue opere. Il fan che ha scritto il libro sembra anche condividere la stessa visione di Lewis sulla vita e sulla religione, data la prosa altisonante utilizzata per quell’argomento e l’insistenza sui concetti propagandati da quella visione del mondo. Tutto questo però, invece che accrescere la visione dell’opera, a volte la schiaccia un po’: non che manchi di dettagli o di abilità narrativa, ma proprio questo totale adesione alle idee dello scrittore e questo amore sconfinato per Lewis appesantisce a volte il libro, che suona come una apologia più che come una descrizione. Discorso valido soprattutto per la parte critica dedicata alle opere dello scrittore, in cui si aggiunge poco altro rispetto a quello che già si potrebbe capire dai suoi romanzi. Sappiamo che non è un compito facile, fior di critici si sono scornati sul limite di dire qualcosa sul testo che il testo non riveli già da sé, ma in questo caso questo eccessivo amore ritorna e impedisce forse un’analisi più acuta che avrebbe giovato alla qualità dell’opera.