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Cloaca

Cloaca
Lui - “Se avete bisogno che io abbia un nome per immaginarvi meglio la mia faccia, allora chiamatemi Chris” - è rinchiuso nel cesso dell'autogrill, tra la sinfonia di sciacquoni dei camionisti e la moltitudine di pensieri che come al solito gli arrovellano la mente. Lei, Karine, è nella piazzola all'esterno e sotto un sole che spacca le pietre, dà aria ai fianchi agitando lo striminzito top mostrando il suo ombelico all'intera popolazione di gitanti in sosta ristoratrice nei pressi e chiacchierando tutta contenta fa sobbalzare la coda di cavallo e scintillare i bianchissimi denti. L'altro, Thibaud, accanto alla sua fiammante e fidata Jaguar bianca, con un sorriso da attore consumato, sta spiegando alla ragazza come sgranchirsi per bene le gambe. Chris e Karine sono partiti per una vacanza a Roma dalla Francia, nientemeno che in autostop. A caricarli da qualche chilometro è stato proprio il proprietario di quel gioiello su quattro ruote. Fa lo sceneggiatore, veste alla moda, ha un'infinità di interessi e sembra essere entrato in perfetta sintonia con la scodinzolante Karine, che difatti gli si è subito seduta accanto nel tragitto in macchina e non fa che pendere dalle sue labbra. A Chris così non rimane che stare ad osservarli dal posto di dietro, rimuginando sulla snervante pochezza di quei due esseri insignificanti e sopratutto sulle sue disperate disgrazie esistenziali...
“Ed io tra di voi se non parlo mai...” cantava lo chansonnier Charles Aznavour in una vecchia ballata. Sullo stesso leitmotiv Henri-Frédéric Blanc costruisce il suo breve ma irresistibile romanzo. Chris, inguaribile e pigro nichilista, vive la propria vita sull'orlo del fallimento, mascherando il suo dolce far nulla con una supposta attesa della grande idea creativa che gli dia finalmente svolta e scossa all'esistenza. Nel frattempo si fa mantenere dalla fidanzata Karine, frivola e stupida bionda tutta curve, che dapprima rimane affascinata dal personaggio tutto filosofeggiare e discorrere dell'uomo, poi, con la convivenza, ne comincia a denudare le sempre più macroscopiche e meschine fragilità. Ecco allora che come un grimaldello tra loro due capita a fagiuolo proprio lui, l'alter ego di Chris, Thibaud, l'uomo ricco, bello, di successo, con Jaguar al seguito, che in pochi chilometri di passaggio sul suo yacht a quattro ruote, scatenerà il melodramma definitivo tra i due amanti. Blanc, popolarissimo in Francia e tradotto in vari paesi, arriva in Italia con questa gustosissima commedia nera on the road che solo con il finale forzatamente ad effetto, a parer mio, perde qualche punto di merito per strada. Ma il personaggio filosofo-fancazzista di Chris, disgustato dalla vita e dall'umanità, è assolutamente impareggiabile e da solo vale il prezzo del biglietto.