Salta al contenuto principale

Coco Chanel - Una donna del nostro tempo

cocochaneldonnanostrotempo

Gabrielle Bonheur Chanel nasce il 19 agosto 1883 in un ospizio per poveri a Saumur, in Francia. Quella della futura Coco non sarà un’infanzia facile: alla morte della madre per tubercolosi, lei e le due sorelle, ormai ragazzine, ven-gono allevate dalle suore del Sacro Cuore dell’Abbazia di Aubazine. Il padre infatti abbandona i figli, sparisce, si dice a cercare fortuna in America, e la sua figura rimarrà per sempre un fantasma, un'assenza dolorosa e in qualche modo da colmare nella vita di Gabrielle. Come il padre la stilista odierà sempre gli odori, tanto che al Ritz il suo tavolo sarà il più lontano dalle cucine e tanto da creare, forse per coprire gli odori meschini della vita, il più fortunato e immortale tra i profumi: Chanel n. 5. Le suore insegnano a Gabrielle un mestiere: le fanno cucire gli orli delle lenzuola e, grazie a questa abilità, comincia a lavorare in un negozio di biancheria a Moulins. La sera però si esibisce come cantante in qualche caffè-concerto, dove viene notata da Etienne Balsan, un famoso giocatore di polo esponente dell’alta società: lui ne rimane affascinato e la invita nel suo castello di Royallieu. Pian piano la giovane Gabrielle lascia sempre più spazio a una nuova e affascinante creatura che colpisce col suo stile tutti quelli che le stanno intorno: nasce Coco, icona intramontabile del Novecento. Grazie all'incontro con l‘imprenditore inglese Arthur Capel, detto Boy, suo primo e unico amore, apre il negozio in Rue de Cambon: la piccola orfana di Samur è ormai una stilista affermata e in breve restituisce a chi ha creduto in lei il denaro prestatole, lanciata ormai verso un successo che mai la abbandonerà, neppure in tarda età. Amica di artisti e letterati conosciuti grazie a Misia Sert (da Paul Morand a Pablo Picasso a Igor Stravinskij), diventa un mito senza tempo, anche attraverso le sue massime che scrive su strisce di carta e regala come imperiture perle di saggezza…

Il ritratto di Coco Chanel che emerge dal libro di Annarita Briganti è quello di una rivoluzionaria, prima di tutto in termini di stile e di costume: è Coco a li-berare la donna da nastri e corsetti per vestirla con tailleur e pantaloni, in modo comodo e moderno, ma allo stesso tempo elegante; sempre lei sdrammatizza il concetto di “gioiello”, ricoprendo le signore di perle e catene di bigiotteria; è lei a eleggere il bianco e il nero a colori “assoluti”, anche per eleganza, forse proprio perché le ricordavano le tonache delle suore di Aubazine. Coco però fu anche una precorritrice dei tempi rispetto a tante battaglie che saranno affrontate dalle donne, forse mai definitivamente, solo in seguito: la conquista dell’autonomia professionale, la ricerca dell’indipendenza sentimentale, il coraggio di vivere relazioni libere e aperte, a prescindere dalle convenzioni sociali e sessuali. La narrazione, che si concentra più sulla donna con le sue fragilità che sul personaggio consegnato al mito, scorre veloce per nuclei tematici, fino al ricordo dell’ultimo giorno di vita della stilista, ripercorso attraverso le parole dell’amica, psichiatra e scrittrice, Claude Delay. Unica nota dolente: disturbano un po', nel corso della lettura, i molti riferimenti autobiografici che non sempre si accordano col resto del racconto.