C’è un’Italia che brucia ancora nelle pagine dei libri: quella vissuta sulla pelle, nelle caserme, nei club notturni della Riviera romagnola. È l’Italia degli anni Ottanta, attraversata da voci che cercavano di esistere oltre le etichette. Da quella stagione nasce la figura di Pier Vittorio Tondelli: scrittore di Correggio, morto a trentasei anni nel 1991, autore di un’opera breve e incandescente. Al centro di questa ricostruzione c’è la convinzione che la scrittura non sia mai un atto puramente estetico: è un corpo che si espone, una pelle che rischia di lacerarsi. Da Altri libertini (Feltrinelli, 1980) fino a Camere separate (Bompiani, 1989), ogni tappa della parabola tondelliana viene collocata nel proprio contesto vitale, come se l’opera non potesse separarsi dall’urgenza che l’ha generata. La ricostruzione non procede secondo la logica lineare della biografia tradizionale. Si tratta di un mosaico: le testimonianze di commilitoni, amici, editor come Ugo Marchetti e Aldo Tagliaferri, figure come Elisabetta Sgarbi, si intrecciano con lettere e materiali inediti. Una “fauna” — per usare un’espressione cara a Tondelli stesso — che prende parola, in una mappa sentimentale che va da Correggio a Bologna, da Milano a Rimini. Centrale è il tema del rapporto tra scrittura e comunità: la letteratura non come monologo ma come contagio. È questa l’intuizione che anima il Progetto Under 25, con cui Tondelli si trasforma in talent scout e “editore di anime”, aprendo le porte della narrativa italiana agli esordienti. Scrivere non serve a parlare di sé: serve a creare un campo comune di desiderio e di senso. Come si può tenere viva la scrittura di chi non c’è più senza trasformarla in reliquia? E cosa resta, in un panorama culturale frammentato, di un gesto così radicale?

A queste e ad altre domande prova a rispondere Giulio Milani nel saggio Codice Tondelli. La pagina è pelle, la parola è desiderio. Milani si è formato a Pisa e Ancona nella casa editrice Transeuropa di Massimo Canalini, di cui è oggi direttore. Ha scoperto e lanciato, tra gli altri, Fabio Genovesi e Giuseppe Catozzella. Codice Tondelli è il suo secondo “Codice” dopo Codice Canalini, accolto positivamente dalla critica. Entrambi i libri nascono dalla stessa esigenza: recuperare memorie sommerse e restituirle in forma di racconto critico e comunitario. Il libro è un ibrido dichiarato: memoir letterario, biografia corale, inchiesta critica. Lo stile si mimetizza con quello di Tondelli: prosaico, intimo, a tratti onomatopeico. Il rischio — che Milani riconosce esplicitamente — è quello di perdere la distanza critica. Ma è un rischio scelto: parlare di Tondelli senza lasciarsi toccare “avrebbe significato tradirlo”. Il pubblico ideale va dai lettori della narrativa italiana contemporanea a chi si interessa alla scrittura come pratica esistenziale. Un libro che funziona sia come introduzione a Tondelli, sia come approfondimento per chi già lo conosce.