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A colazione con Sherlock Holmes

A colazione con Sherlock Holmes

Il giallo e il cibo rappresentano da sempre un binomio inscindibile. Basti pensare al detective e gran gourmet Nero Wolfe di Rex Stout, a Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán e le complesse ricette cucinate dall’aiutante e cuoco Biscuter, al commissario Maigret di George Simenon, frequentatore di brasserie francesi, o ancora alle colazioni di Miss Jane Marple di Agatha Christie, fino alla trattoria da Calogero preferita dal commissario Montalbano di Camilleri… Che dire, allora, del celeberrimo investigatore creato dalla penna di Conan Doyle, Sherlock Holmes, che molti considerano pressoché anoressico? Dotato di un’intelligenza eccezionale e di una logica ferrea, sembrerebbe troppo occupato intellettualmente per interessarsi al cibo. Eppure nel finale de L’avventura del nobile scapolo del 1982 dimostra una chiara attrazione per ostriche, fagiani e vini francesi: il cibo, in questo caso, diventa anche una chiave d’accesso all’epoca vittoriana. A ben vedere, i riferimenti ai piaceri dalla tavola sono molteplici, nonostante i gusti semplici di una dieta economica, ma varia e nutriente, di Sherlock Holmes. Il gastronomo sherlockiano John Bennet Shaw ha contato ogni specifica menzione al cibo contenuta nei cinquantasei racconti e nei quattro romanzi a lui dedicati da Conan Doyle. Le menzioni sono settantatré per la colazione, quelle al pranzo trenta, al tè alto tre e alla cena cinquantotto. Sherlock e Watson consumano tre pasti al giorno, che possono avere anche una dozzina di portate: antipasti, zuppe, verdure, carne o pesce, sorbetto, formaggio, crostini e dolcetti, accompagnati da tè, bevanda nazionale, o da un buon bicchiere di vino, per chi poteva permetterselo…

Nonostante Sherlock Holmes sia un personaggio di finzione, un numero relativamente alto di persone considera il famoso investigatore come se fosse un uomo reale: da anni si discute delle sue abitudini e del suo acume, delle sue manie e dei suoi metodi; di come si veste, delle persone che frequenta… Persino del cibo che consuma, in un’epoca, quella vittoriana, che non è esattamente rinomata per la sua cucina. Scritto da Paola Alberti, toscana, presidente del Premio Europa e fondatrice del movimento letterario Penne Arrabbiate, A colazione con Sherlock Holmes, raccoglie — dopo la prefazione di Luca Crovi, l’introduzione e la biografia di Conan Doyle — alcuni memorabili pasti consumati da Holmes e Watson sia nell’abitazione di Baker Street e preparati dalla Signora Hudson, sia in semplici locande o nei ristoranti più raffinati, come da Simpson’s, nello Strand londinese. Ogni riferimento letterario è arricchito dalla ricetta stessa, completa di ingredienti e delle fasi di preparazione: dalle frittelle di uova a strati, al pudding di cappone nel Kent; dalle cipolle sotto aceto e funghi, ai biscotti della Signora Hudson. Un libro che piacerà ai fan più affezionati di Holmes e che gli studiosi delle tradizioni britanniche del XIX secolo potranno trovare interessante: ogni ricetta riflette uno o più aspetti della cucina dell’epoca vittoriana. Ma non è tutto. Dall’ambientazione tipicamente inglese a quella toscana, il passo è più breve di quanto si pensi: nel 1883 il giornalista, critico teatrale e gastronomo Giulio Piccini mise in scena, nelle strade e nei vicoli di Firenze, le avventure del commissario Lucertolo. E per riscoprire i gusti di questo formidabile investigatore, nato letterariamente quattro anni prima di Sherlock Holmes, abbiamo a disposizione alcune ricette che vengono dal cuore della tradizione toscana.