Salta al contenuto principale

Collina dei Venti

collinaventi

La moglie di Edward Wallace sta risalendo la Collina dei Venti. È una giornata afosa ed estiva ed è davvero strano vedere cugina Clorinda arrampicarsi lungo quella strada. Già. Cugina Clorinda è il nome con cui viene in genere chiamata la signora Wallace, anche da chi non vanta con lei alcun tipo di parentela. È una donna amabile e dolce, piuttosto fiorente e, anche se ha compiuto sessant’anni, ha negli occhi la stessa curiosità di una ragazza. D’altra parte, il suo seno voluminoso ha in sé qualcosa di materno e viene voglia di appoggiarcisi quando ci si sente particolarmente turbati o stanchi. La cugina Clorinda, che è una Cooper, si arrampica sulla Collina dei Venti solo una volta al mese, per andare a far visita alla cugina di secondo grado Elizabeth Cooper, che lassù ha la propria dimora. A Elizabeth la cugina Clorinda non è che piaccia granché: non le piacciono molto gli abiti chiari che quest’ultima indossa nonostante il suo aspetto fisico ingombrante. Oggi, per esempio, cugina Clotilde indossa un abito di mussola rosa a fiori, e un cappello a larghe falde con applicazioni di tulle rosa e margherite. Dicevamo che le due si incontrano soltanto una volta l’anno. E allora perché oggi cugina Clorinda sta salendo alla Collina dei Venti, se non è il giorno di visita a Elizabeth? È presto detto: La cugina Clorinda oggi sale per vedere Romney Cooper, nipote di Elizabeth, a cui lei si è affezionata come se fosse un figlio. Romney, quando era un bambino, trascorreva le vacanze teoricamente alla Collina e praticamente giù alla fattoria in riva al mare. Quindi Clorinda aveva la possibilità di trascorrere molto tempo accanto a quel ragazzetto davvero adorabile. Erano dieci anni, tuttavia, che non lo vedeva: crescendo, il ragazzo aveva deciso di dedicarsi al giornalismo e si era trasferito in una città lontana, dove era rimasto a lungo. In questo modo, gli era stato impossibile tornare alla Collina dei Venti. L’inverno scorso, però, ha avuto una brutta polmonite e il medico gli ha raccomandato un’estate di riposo assoluto. Ecco perché è tornato lassù e cugina Clorinda sta faticando per il caldo e la salita, ma non vede l’ora di riabbracciarlo…

In occasione del centenario della sua prima pubblicazione, arriva in Italia la traduzione di questa novella di Lucy Maud Montgomery, autrice canadese nota soprattutto per essere l’ideatrice della figura di Anna dai capelli rossi, l’orfanella – protagonista di una serie di otto volumi – le cui vicende sono in parte ispirate all’infanzia della stessa autrice, rimasta orfana di madre in tenera età e allevata dai nonni. Uno scritto breve ma delizioso, un classico intreccio amoroso raccontato tuttavia con la leggerezza e l’ironia che da sempre caratterizzano la produzione dell’autrice. Teatro della vicenda è la Collina dei Venti – da cui il titolo del testo – in cui convivono, non troppo amabilmente, i Cooper e gli Edgelow. Vecchi rancori e gelosie mai risolte avvelenano i rapporti e la situazione si inasprisce ulteriormente quando un nipote dei Cooper si innamora di una ragazza appartenente alla famiglia degli Edgelow. Non si arriverà certo al dramma shakespeariano – quello della faida Capuleti/Montecchi – ma non mancheranno complicazioni, colpi di scena, tiri mancini. L’unione tra i due giovani sembra dunque un sogno ben lontano dal farsi possibile: lui è uno squattrinato e affidare una giovane a chi non può offrirle nulla sembra decisamente una follia. Alla sua prima apparizione, la novella apparve su un settimanale newyorchese – il “Love Story Magazine” – e ottenne parecchi consensi, proprio grazie allo stile ammantato di humour. Una lettura che impegna solo per una manciata d’ore; una storia davvero piacevole che mostra tutta l’abilità dell’autrice, confermata poi nella produzione successiva. E dire che per la Montgomery le vicende di Romney Cooper aveva rappresentato, in realtà, niente più che un esercizio stilistico. In una lettera datata 17 ottobre 1923 e indirizzata a un corrispondente di vecchia data, infatti, l’autrice, tra altre cose, scrive “Collina dei Venti (…) l’ho scritto principalmente per accrescere la mia padronanza nei dialoghi di un certo tipo”. Esercitazione riuscita alla grande!