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Comandante

Comandante

28 settembre 1940. Gli uomini che si imbarcano sul sommergibile “Cappellini” della Regia Marina sono pronti a combattere. Sanno che il loro comandante, “il mago” (così lo chiamano), potrebbe rimanere a terra, costretto dopo un incidente a vivere in un busto d’acciaio che gli blocca il respiro e lacera la carne. Eppure si sentono al sicuro perché Salvatore Todaro, con l’amata Rina nel cuore a cui spesso rivolge le sue intime riflessioni, si trova lì esattamente come loro. Li guiderà nell’oceano aperto, oltre la trappola mortale di Gibilterra. Marcon, aiutante di bordo, dal volto sfigurato e dall’accento veneziano così caro al comandante perché gli ricorda casa. Schiassi, il marconista. Stumpo, il motorista-corallaro. Stiepovich, il tenente di Trieste. Giggino, il cambusiere... Sono le voci dei marinai, tra canzoni accennate, attimi di terrore, mancanza d’affetto e momenti di leggero cameratismo, a raccontare la storia di questo grande uomo. Interminabili ore di navigazione in attesa della guerra vera, tra il lancio dei siluri, le immersioni rapide mentre le bombe scoppiano a pochi metri di distanza. Affondare il nemico, l’obiettivo primario da raggiungere. Affondare per primi, un automatismo senza pietà. Questo è lo scenario in cui prende forma una scelta rischiosa, folle in tempo di guerra. Il comandante Todaro nella notte del 16 ottobre 1940 avvista il “Kabalo”, mercantile belga che, contrariamente alla dichiarata neutralità, trasporta materiale bellico a favore degli inglesi. Todaro affonda la nave nemica in pieno oceano Atlantico, poi però salva da morte certa l’intero equipaggio disattendendo gli ordini dell’ammiraglio tedesco Karl Dönitz che successivamente lo definisce “Don Chisciotte del mare”. Todaro difende la sua iniziativa tenendogli testa, “i corpi che galleggiano nel mare nero per lui non sono nemici, sono naufraghi”...

Collaborazione artistica magnificamente riuscita tra due talentuose personalità del mondo letterario e cinematografico italiano. Edoardo De Angelis, noto regista, sceneggiatore e produttore, ha vinto diversi premi tra cui cinque Nastri d’argento e sei David di Donatello. Sandro Veronesi, scrittore di chiara fama, è stato due volte vincitore del Premio Strega: nel 2006 con il romanzo Caos Calmo e nel 2020 con Il colibrì. Comandante è un racconto di guerra capace di travalicare i confini politici di una sterile polemica che intende forzare il legame tra Salvatore Todaro e la storia del fascismo italiano, quasi a voler sminuire il valore del suo significativo gesto. Dal romanzo è tratto l’omonimo film, diretto da Edoardo De Angelis con protagonista l’eccellente Pierfrancesco Favino. La pellicola ha aperto l’80a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Una storia vera che risuona come una potente denuncia alla brutalità di ogni conflitto. La Seconda guerra mondiale, scenario remoto ma tristemente attuale. Un militare italiano, comandante di sommergibili della Regia Marina, che con il suo atto di disobbedienza esprime l’essenza stessa di questa narrazione. La storia di un essere umano che si relaziona, innanzitutto come uomo, con altri esseri umani. Sono certamente nemici, avversari di guerra, rivali senza volto ma che una volta sconfitti sono solo naufraghi, uomini abbandonati alla morte in mare. Ora il loro volto è reale, chiedono aiuto, vogliono sopravvivere. De Angelis e Veronesi tratteggiano, grazie al linguaggio verace e dialettale dei militari, la figura autentica di un comandante fiero e generoso nelle sue contraddizioni. Cattolico praticante ma al tempo stesso superstizioso, fortemente attratto dai misteri esoterici. Raccontano in modo chiaro ed immediato la realtà militare della guerra, combattuta in spazi sudici, claustrofobici ed angusti. Narrano la storia di un militare, pronto ad affondare senza pietà il ferro nemico, vulnerabile nella sua invulnerabilità: la compassionevole fermezza di disobbedire alle leggi di guerra perché fedele alle leggi del mare. Salvatore Todaro è un leader coraggioso, capace di creare condivisione oltre le diversità culturali, figlie dell’Italia unita ancora acerba. Spinge i suoi militari al limite dell’umana sopportazione per salvare vite umane. Un atto di fede che commuove perché si può sempre scegliere di rispondere, con integrità, alla propria coscienza. “Todaro abbraccia con lo sguardo la terra verde dell’isola e sembra soddisfatto, forse addirittura felice, come si può esser felici mentre si fa la guerra”.