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Come è passato il tempo - Poesie 1980-2020

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“Dopo le nevicate di primavera / e i pensieri notturni senza tempo, / un altro inverno è finito”. Scorrono sequenze estratte dai meandri della memoria, frammenti di vita quotidiana impregnati del presagio della fine. Ricordi. “Costantino inforcava il mosquito, / appoggiava un seggiolino sulla bicicletta / e portava me o forse mio fratello / tra sudore e salsedine al mare, / a vedere i culi delle donne”. Il tono si mantiene asciutto e sobrio. Frammenti di vita quotidiana e memorie, prendono corpo e si sviluppano paralleli alla più ampia analisi del periodo storico, a cui Marco Ferri rivolge comunque sempre lo sguardo: “[...] c’è una grossa crepa nello Zeitgeist / si vede nei talk-show / tra un culo e una faccia da culo / non servono microspie / cartografie di varie economie, rabdomanti bocconiani / c’è un odore di vento maligno”. Alle volte il poeta pare voler manifestare il suo stupore dinanzi al sempre più claustrofobico incedere dell’età della tecnologia, che pare aver del tutto sommerso l’umanesimo del secolo scorso: “Ho vissuto una cinquantina d’anni / nel Novecento e senza nostalgia, / senza nessuna nostalgia per l’umanesimo / osservo che il testimone passa alla tecnologia, / come un viaggio notturno senza meta / annusando universi paralleli”. Il presagio della fine è diffuso. “La luce in autunno perde calore / come un vecchio amore. Si sente / il freddo dei giorni che verranno”. Grigie premonizioni di un autunno dei cyborg. Poi il commiato: “Mi addormento e con me / si addormenta la poesia. / Sono stanco. Voglio stare solo / senza la compagna di una vita. / E dormire”…

Come è passato il tempo ripercorre l’attività poetica di Marco Ferri (Fano, 1950) riproponendo scritti già editi in un periodo temporale che va dal 1980 al 2020. Inedite sono solamente la sezione iniziale, Proxima Zeta, e quella che chiude il volume, L’ipomea quamoclit, altri viaggiatori e l’infermiera. Nel mezzo, vengono riproposte raccolte già date alle stampe: da Nero il bianco, pubblicato da Stamperia dell’arancio nel 1994, fino a Esercizi per cosmonauti, uscito nel 2013. La poesia di Ferri si muove per lo più nell’ambito del quotidiano. Come già notato da Massimo Raffaeli nella prefazione al volume, il segno del poeta è scabro, deprivato di aloni e risonanze. A parte Montale, che col suo fantasma ricompare qua e là nelle opere di più o meno qualsiasi poeta italiano contemporaneo, Ferri potrebbe forse essere accostato a vari autori di quel filone italiano della seconda metà del Novecento, per tono e stile, da Franco Buffoni a Davide Rondoni. In questa antologia, la voce del poeta pare prendere corpo lungo la contemplazione del tempo; il tempo dei ricordi ma anche il tempo più vasto della storia: alle descrizioni di interni domestici con il mare Adriatico in lontananza, fanno da sfondo considerazioni sull’evoluzione delle società neocapitaliste nell’era della tecnologia imperante. Marco Ferri è stato per anni direttore della biblioteca Federiciana di Fano e docente di materie bibliotecarie all’Università di Urbino. Ha tradotto Victor Hugo, Claude Simon e Raymond Queneau. Nel 2002 ha vinto il premio Carlo Bo per la poesia.