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Come girare il mondo gratis

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Enrico Franceschini lascia l’Italia appena laureato, per tornarci solo in ferie. Da più di quarant’anni, come giornalista corrispondente dall’estero, ha viaggiato tanto, cambiato case e continenti. Si confà al suo carattere curioso e pronto alle novità. Il giornalismo è una professione necessaria perché non sempre tutto è a portata di click: c’è ancora bisogno di qualcuno che vada a vedere di persona cosa accade nel mondo, che cerchi di spiegare perché succede e che cosa significa. Per Franceschini il cambiare vita più o meno ogni decennio gli ha dato l’impressione di viverne più d’una. Gli inizi professionali sono in Italia. In America dal 1980 al 1990 prima come free lance, poi arriva il contratto con “la Repubblica”, quella di Eugenio Scalfari, in un crescendo di articoli, impegni e consapevolezza. La terza vita è a Mosca dal 1990 al 1997, qui Enrico assiste al crollo dell’impero sovietico, intervista Gorbaciov e trova il modo di mettere su famiglia. La quarta vita è in Israele dal 1997 al 2003. Se la sede del giornale è a Gerusalemme, lui preferisce vivere a Tel Aviv, c’è il mare, che gli riporta alla memoria la Cesenatico delle sue vacanze. La quinta vita è in Inghilterra. Dal 2003 vive a Londra e sembra proprio intenzionato a rimanerci. Una vita con bagaglio leggero, un uomo abituato all’essenziale, ma una mente piena di notizie, studi, ricordi e tanto lavoro ancora da fare…

Come girare il mondo gratis ha per sottotitolo la definizione Un giornalista con la valigia, che ben caratterizza la vita di Enrico Franceschini. Con questo libro autobiografico conosciamo il dietro le quinte del suo lavoro, dall’inizio della sua carriera in avanti. È un ripasso di storia contemporanea in compagnia di un amico che racconta con competenza, senza tralasciare l’ironia. Il giornalismo è un mestiere da fare di corsa. È come un lavoro alla catena di montaggio e alla media di tre articoli al giorno, grazie al suo scrivere velocemente, Franceschini ha comunicato tanto. D’altro canto, ha trovato un tempo lento per scrivere una storia alla volta. Da qui nascono i suoi romanzi, che sono una sorta di approfondimento ragionato della realtà, con la libertà di avere più spazio, seguendo sempre la lezione di Hemingway: “Scrivi di quello che conosci”. L’esperienza umana e professionale narrata in Come girare il mondo gratis affascina, certo, ma non è scevra da sacrifici e pericoli, come la corrispondenza di guerra in Centroamerica a Guatemala City o gli attentati a Tel Aviv e Gerusalemme. Sedi scomode Franceschini ne ha avute tante, luoghi dove è difficile reperire le notizie, dove ci si deve affidare ai contatti locali, sperando per il meglio. Se per Winston Churchill la Russia era “Un rebus, avvolto in un mistero, dentro un enigma” Enrico Franceschini un po’ questo mistero lo ha svelato e per questo nel 1993 ha vinto il Premiolino. Ecco l’importanza di essere nel posto giusto al momento giusto. Nel libro si rende omaggio ai grandi maestri della professione da cui Franceschini ha tratto insegnamento: il carisma di Eugenio Scalfari, l’inappuntabile genialità di Vittorio Zucconi, i consigli di Cesare De Carlo, l’informalità di Gaetano Scardocchia e molti altri. La passione per lo sport, la letteratura e il cinema gli ha fatto incontrare tanti grandi personaggi, come: Robert De Niro, Al Pacino, Sergio Leone, Federico Fellini, Usain Bolt. Tra i tanti racconti il premio dell’ironia va al banchetto in frac a Buckingham Palace, ospite della Regina Elisabetta II. Dal libretto di istruzioni per la serata all’emozione di trovarsi la sovrana davanti, Enrico fa sedere il lettore accanto a lui in quella enorme sala imbandita. I tempi sono cambiati da quando gli articoli si spedivano per posta, adesso si lavora da casa al pc e i giornali risparmiano. Va detto anche che le grandi testate internazionali, dal “New York Times” al “Financial Times”, stanno aumentando il numero dei loro corrispondente esteri, considerandoli un valore aggiunto che soltanto loro possono offrire. Meno sedi di rappresentanza e più concretezza. Non bisogna mai restare troppo a lungo nello stesso posto come corrispondente e questo Franceschini lo ha messo in pratica per davvero. Ha detto una volta che se avesse di nuovo ventiquattro anni partirebbe ancora per l’America Latina, l’Africa o l’Asia, lì di corrispondenti italiani ce ne sono pochi. Un sogno nel cassetto? Uno sprone per i giovani? La citazione in esergo al libro: “Il giornalismo è il più grande divertimento che si può avere con i calzoni addosso”. Lo ha scritto David Remnik, direttore del settimanale “New Yorker” e la frase calza a perfezione con il sentire di Enrico Franceschini, che ha fatto del suo lavoro una passione di vita.