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Come governare il mondo

Come governare il mondo

Londra non è la città che i turisti s’immaginano e vedono oltre le lenti degli occhiali da sole. Se la abiti sai che certi angoli orridi nascondono ottimi pub e ristoranti, mentre le vie patinate non sono altro che manifesti e specchietti per le allodole. Se poi sei Baxter Stone, documentarista senza un soldo e con un matrimonio che si regge su equilibri quasi inspiegabili, allora vedrai che la città è messa piuttosto male, come la gente che la abita. I lavori che la casa di produzione gli propone per bocca del viscido Johxn sono briciole gettate a lui e ai poveri registi come lui, miserie che devono cogliere al volo e spartirsi se vogliono portare a casa qualche soldo, come i documentari sui castelli gonfiabili o sulle statue minori di Londra. Occorre anche accettare lavori pericolosi o in luoghi di guerriglia come il viaggio in Siria, dove è possibile persino venire rapiti due volte di fila nel giro di poche ore. Con lui c’è Semtex, il cameraman più irascibile del mondo e che ogni volta che ha a che fare con Baxter sbraita e si lamenta, perché tutti sanno che è una “calamita di calamità”. Non resta che affidarsi al caso e nel frattempo sperare di ritrovare la cassaforte del povero e defunto Herbie, che potrebbe contenere lo scoop del secolo. Tocca insomma vivere di espedienti, strizzando la fortuna come fosse uno straccio poco più che umido, facendosi offrire la cena dall’unico ristoratore che sembra volerti bene e che ti ha persino promesso qualsiasi somma per produrre i tuoi documentari. Ma Baxter sa il mondo non gira così e che, anche se accettasse l’offerta, non potrebbe funzionare. Troppo bello per essere vero...

“Chiunque può governare il mondo!”: parola di Paperella gommosa, come Baxter ha soprannominato uno dei suoi rapitori, con quello humor inglese che non lo abbandona mai, neanche quando, come in questo caso, si trova prigioniero di un gruppo jihadista che lo ha ficcato dentro un buco lercio, con la prospettiva di sopravvivere a urina e caramelle gommose scadute. Ma che strano sottobosco quello dei documentaristi creato da Tibor Fischer! Una professione che l’autore ha spogliato di qualsiasi fascino e attrattiva, riducendola a un lavoro senza alcuna creatività e popolato da approfittatori, nullafacenti e alienati dal sistema. Ancora una volta un mondo che non ti aspetteresti, come quello creato per La Gang del pensiero, così pieno di personaggi stravaganti. Ma se Eddie Coffin, l’eccentrico filosofo alcolizzato e rapinatore di banche era un uomo baciato dalla fortuna, il povero Baxter Stone vive agli antipodi e non fa che inseguire la malasorte, cercarla e ottenerla come se fosse l’unico modo per campare. “La vita è inconcepibilmente faticosa. Per fortuna” era una delle battute di Herbie. E questo la dice lunga sullo spirito fatalista che permea il romanzo. Persino il Concessionario, come Baxter ha battezzato Dio, sembra pensarla a questo modo, evitando di interferire nelle vite dei miseri come il nostro regista. Non è forse un campione di velocità questo libro, non come la vita di Eddie Coffin, e la vita di Baxter Stone si dibatte lenta tra un progetto fallimentare e l’altro, ma l’epilogo è fulminante e degno dei migliori personaggi di Tibor Fischer.