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Come la grandine

Come la grandine

Rimini è una città strana, una di quelle città che se non si sta attenti può provocare una malinconia congenita che poi è difficile da mandare via, una mestizia che fa desiderare di andarsene e non tornare mai più. Uno stato d’animo che colpisce soprattutto subito dopo la fine della bella stagione, in quella parte di autunno in cui le spiagge si spogliano e il mare in qualche modo cambia colore. Il vicequestore Costanza Confalonieri Bonnet questo mood è da un poco che lo prova, infatti è da un po’ che non fa altro che chiedersi se un sano trasferimento non potrebbe proprio farle bene. E ad avvalorare questi mesti pensieri ci sono prima di tutto le telefonate con sua madre, che non fa altro che spingerla a lasciare la Polizia e a ritornare a Milano, sua città natale, e in secondo luogo le grandi novità nella sua squadra, la Squadra Mobile della Questura di Rimini, quella formata dall’ispettore latinista Orlando Appicciafuoco, dallo sbrigativo e intuitivo vice sovrintendente Emerson Leichen Palmer Balducci e dall’agente scelto Cecilia Cortellesi, hacker sopraffina: proprio questi ultimi due hanno deciso di convolare a nozze. Un evento, anche questo, che pur se lieto non fa altro che turbare ancora di più il vicequestore Bonnet che se da una parte con la mente e con lo spirito è già lontana da Rimini, dall’altra non si decide a chiedere il trasferimento perché non ha la più pallida idea di dove volersene andare per davvero. A non far sprofondare la bella Costanza in un mental breakdown irreversibile ci pensa, però, la cronaca locale che la riporta alla realtà del suo stimolante e complicatissimo lavoro e la spinge a indagare su due avvenimenti del tutto diversi l’uno dall’altro, eppure ugualmente contorti e misteriosi. A Rimini, città natale del grande cineasta Fellini, infatti, in occasione dei festeggiamenti del centenario della sua nascita, nel Grand Hotel dove è in corso la celebrazione viene rinvenuto cadavere in una delle suite un noto produttore americano, sul quale aleggia il sospetto di abusi e molestie perpetrate nel corso della sua carriera, e quasi in contemporanea anche la morte di due persone a bordo di una imbarcazione esplosa al largo delle acque riminesi. Il primo caso sembra un assassinio a tutti gli effetti, il secondo, invece, ha più l’aspetto di una tragica fatalità e in più i due fatti appaiono del tutto scollegati tra di loro. Ma è proprio così? C’è una mano comune nei due avvenimenti di cronaca? E di chi e perché?

Gino Vignali a mio parere ha creato davvero qualcosa di unico con il personaggio del vicequestore Bonnet, perché ha dato vita a una donna vera, concreta, realistica oltre ogni dire, una donna con la quale tutte le lettrici, in qualche modo, finiscono per indentificarsi (basti pensare alle telefonate di Costanza con sua madre), alla sua fragilità interiore tenuta rigorosamente a bada dal suo atteggiamento volitivo e da comandante, agli ex che anche se lei li vorrebbe relegare nell’oblio finiscono comunque per tornare inaspettatamente (alzi la mano chi non ci è passata). Ebbene da solo questo personaggio meriterebbe di far leggere tutta la serie che l’autore dedica alla Squadra Mobile della Questura di Rimini. Ma non basta, perché Vignali è uno che della scrittura ha fatto un mestiere e un diletto e quindi intorno a personaggi fortissimi imbastisce anche plot gialli di grande fascinazione ai quali il lettore si appassiona perché tutto è stramaledettamente realistico e credibile. E questa cosa, insieme alle indovinatissime location che fanno da sfondo a tutte le storie della squadra riminese, incantano i lettori in una dimostrazione perfetta di semplicità raffinata e vincente. Ovviamente si deve essere capaci a farlo. E Vignali è un vero talento. Ispirato, con i tempi ironici giusti, la costruzione precisa e originale dei suoi personaggi, e con una narrazione che pur ispirata ai fatti di cronaca resta originale per il taglio personale che ne dà l’autore in termini di linguaggio e di cadenza. Come la grandine non solo conferma tutto questo, ma se possibile, spinge a leggere la serie del vicequestore Bonnet cominciando dal primo libro. Il finale di questo romanzo è strano e dà adito a tante riflessioni sul futuro della bella Costanza e sul futuro dei lavori nel cassetto di Vignali… ma ogni lettore a questo proposito si farà la propria idea.