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Come me nessuno mai – Le mille vite di Felice Maniero bandito

Come me nessuno mai – Le mille vite di Felice Maniero bandito

Si presenta in pantaloncini bianchi a righette blu, camicia malva con le maniche corte e il collo alla coreana, occhiali di tartaruga e i capelli sparati in su, non più a caschetto. Ai piedi, le immancabili sneakers bianche firmate, senza non sarebbe lui. Felicetto, Felice Maniero – o, come lo chiamavano nel giro e sui quotidiani, “Faccia d’angelo” - si fatica a riconoscerlo anche se non ha subito alcun lifting. Si presenta di fronte allo storico giornalista del “Gazzettino di Venezia” Maurizio Dianese magro come un’acciuga. Tirato. Pelle e ossa. Pallido, anzi bianco, di un bianco per totale mancanza di esposizione all’aria aperta. È malato. Ha appena passato quattro anni al gabbio per le accuse della sua ex ed è proprio per questo motivo che ha cercato il giornalista, per dimostrare con le carte la sua innocenza. Perché finire dentro per avere picchiato una donna è un reato da “infami”. Dianese però non ci sta ad aiutarlo a scrivere un libro contro la sua ex. Piuttosto preferirebbe scrivere un libro sulla sua vita, purché l’ex boss della Mala del Brenta si decida a raccontare tutto quello che non ha mai rivelato prima. A cominciare da come ha trascorso gli ultimi trent’anni, dopo la collaborazione con la giustizia, visto che non si è saputo un bel nulla della sua vita da “cittadino comune”…

Maurizio Dianese è uno dei migliori cronisti del Nordest e uno dei massimi esperti del fenomeno criminale della cosiddetta Mala del Brenta, la più spietata e potente banda che sia mai esistita nel Nord Italia. Uno dei suoi boss di spicco era Felice Maniero che, in vent’anni di carriera criminale, si è reso protagonista di colpi spettacolari come le rapine al Casinò di Venezia, all’Hotel Des Bains e all’aeroporto Marco Polo di Tessera. Negli anni Ottanta la mafia del Brenta controllava il traffico di stupefacenti, il gioco d’azzardo e il contrabbando di armi. Maniero poi è stato arrestato e ha iniziato a collaborare con la giustizia. Oggi è l’ombra di se stesso e la sua leggenda si è persa nelle emeroteche. Dianese in questa biografia racconta il bandito così: caduto in miseria, abbandonato da tutti e profondamente addolorato per il suicidio della figlia. Il lettore potrà quindi scoprire un lato del criminale molto intimo, in un racconto ricchissimo di retroscena inediti e segreti raccontati dallo stesso Felix.