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Come salvarsi dal posto fisso

Come salvarsi dal posto fisso
Si comincia con un stage o, nei casi più fortunati, con un contratto a progetto, così almeno non si lavora gratis per qualche mese. Si prosegue per un po’ senza avere una postazione fissa, ruotando di stanza in stanza senza avere il proprio account di posta elettronica per diversi mesi. Di positivo c’è che, nel girovagare tra i vari piani dell’azienda, “quello nuovo” finisce per conoscere un po’ i colleghi, anzi no colleghi non è il termine corretto, meglio dire 'coloro che lavorano lì da tempo e che hanno il contratto a tempo indeterminato'. “Quello nuovo” di solito è uno giovane e, salvo rari casi di invecchiamento precoce, è sempre quello pieno di idee ed entusiasmo, che è attento a tutti gli stimoli che gli vengono dall’esterno. Così, per le sue capacità lavorative ma soprattutto perché è riuscito bene o male a farsi accettare dai colleghi, ha diritto ad un rinnovo: arriva il secondo contratto a progetto. Non ha ancora la propria postazione, però gliel’hanno promessa ed è un passo avanti. Il co.co.co o co.co.pro è contento: alla fine ha un po’ di soldi in tasca e sente che le cose si muovono, c’è dinamismo nella sua vita: fa fatica, sì, ma almeno non è fermo. Intanto passa del tempo e, all’ennesimo co.co.co o co.co.pro con annessa ansia di non essere riconfermato e paura di avviare una trattativa seria per un aumento o per migliorare la propria condizione lavorativa, tutti i colleghi, i lavoratori quelli veri, quelli che hanno dovuto scegliere come destinare il proprio TFR, cominciano a guardarlo e a dispensare accorate e ben pesate pacche sulla spalla:"Tieni duro, vedrai che prima o poi ti assumono". E quello nuovo, che ormai tanto nuovo non è più, in realtà non ha in mente il posto fisso, cioè non necessariamente, è ancora abbastanza convinto che l’importante sia fare quello che gli piace. Perché sì, a pensarci, come si fa a fare sempre lo stesso identico lavoro e nello stesso luogo e con le stesse facce per 30 forse 40 anni? Ma in fondo non sono così male, la precarietà è sfiancante e il contratto a tempo determinato permette di andare fuori dalla casa dei genitori, non doversi preoccupare più se il mese dopo si avranno i soldi per campare. E alla fine uno, il fortunato, firma. Immediatamente dopo la firma comincia quella sensazione di asfissia...
Forse non è la storia di tutti, o una sensazione che provano in molti, ma è reale. Oggi, per chi vuole stare al passo con i tempi, il precariato ha il suo fascino perché porta con sé una sorta di dinamismo che il posto fisso mortifica: come dice Massimo Sideri, "la precarietà è uno stile di vita". Come salvarsi dal posto fisso è un libro scorrevole e simpatico, di immediata lettura, che fa emergere in tono semiserio come, forse, sia necessario promuovere e ottenere una flessibilità reale che non si traduca solo in precarietà e sfruttamento, come troppo spesso accade nel nostro Paese. Fa emergere anche la caratteristica di una generazione, quella dei trentenni, che ha un approccio diverso con il lavoro: sa di dover scontare il peso di una situazione lavorativa e pensionistica ereditata da una generazione (praticamente l'unica) che ha avuto la sicurezza di un benessere che, con una serie di passi responsabili, poteva essere raggiunto e mantenuto; allo stesso tempo ha la voglia di realizzarsi per allontanare il più possibile da sé il modello del dipendente 'alla Fantozzi'. Un libro su un problema serissimo, con spunti da non sottovalutare. Da consigliare a chi ha appena firmato il contratto a tempo indeterminato.

Leggi l'intervista a Massimo Sideri