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Come scrivere un romanzo d’amore

Come scrivere un romanzo d’amore

Arthur Ansard è in piedi davanti alla sua scrivania e sta leggendo a voce alta un passaggio di una storia. Dalla porta alle sue spalle, durante la lettura, entra Barnstaple, senza essere notato, e si pone in ascolto. Solo a lettura terminata Barnstaple si palesa all’amico e lo interroga. Vuole sapere di cosa stia scrivendo. Si tratta di un romanzo d’amore, commissionato da B., che Ansard dovrà far passare come una traduzione. Quando l’amico gli fa osservare che le parole ascoltate gli hanno fatto pensare alla vecchia scuola, Ansard ribatte che proprio di quella riguarda: B. è stato categorico nella consegna. Il romanzo deve assolutamente ricalcare le regole della vecchia scuola. L’autore poi prosegue spiegando che, per quanto riguarda l’ambientazione, la vicenda si trova in un castello, posto piuttosto in alto, dove neppure le aquile arrivano. Ci sono passaggi sotterranei, al cui confronto le fogne di Londra non sono nulla, che conducono a un antro all’altezza del livello dell’acqua sulla riva del mare. Poi c’è l’eroina, che non ha mai visto il suo amato ma gli è già legatissima e ha sofferto molto per lui. L’eroina resta nelle segrete del castello per tre o quattro anni, quasi morta di fame se non fosse per un po’ di pane e acqua che le viene dato ogni giorno; il suo giaciglio è fatto di paglia bagnata, ha rischiato diverse volte di subire violenza ed è sempre riuscita a liberarsi dai suoi assalitori grazie a uno stiletto che ha conficcato nel loro cuore. Ovviamente, chiede conferma Ansard, la giovane donna uscirà dalla sua prigione, al termine del romanzo, fresca e affascinante come sempre. Ansard glielo conferma: dopo nove mesi di prigionia in una cella di quattro piedi quadrati, quando viene finalmente liberata, la sua pelle ha il profumo dell’ambrosia e l’aria tutt’intorno a lei pure. L’eroe della storia, poi, è il capo di una banda di briganti che ruba denaro ai ricchi e lo elargisce a chiunque ne abbia bisogno. È anche un principe e diffonde in tutta Europa, allo stesso tempo, terrore e ammirazione. Quando Barnstaple chiede all’amico qualche notizia in più in merito alla trama, questi afferma senza indugi che non l’ha affatto prevista. Il suo intento è esclusivamente quello di incuriosire il lettore con i materiali narrativi di cui dispone: castelli, porte cigolanti, catene, armature, foreste e sottobosco…

Il capitano Frederick Marryat – ufficiale della celebre Royal Navy, la Marina militare britannica – è l’autore di questo volumetto, pubblicato in inglese con la traduzione italiana a lato, che fa parte di un progetto più ampio. Si tratta di una trilogia – How to write a Romance, How to write a Book of Travels e How to write a Fashionable Novel – uscita in origine sul “Metropolitan Magazine” tra il 1833 e il 1835. La struttura dei tre testi è identica: un dialogo che vede come interlocutori due amici, sempre alle prese con lo stesso problema, quello di essere a corto di idee durante la stesura di una storia commissionata da un fantomatico signor B. In questo volume, nello specifico, le cose vanno in maniera leggermente diversa: Ansard sta scrivendo un romanzo d’amore ed è come al solito in preda a un blocco dello scrittore; l’amico Barnstaple, questa volta, anziché suggerirgli una trama, se la fa raccontare, commentando ogni singolo passaggio e ogni snodo narrativo. I personaggi ci sono, l’ambientazione pure; quel che manca è la trama. Ci si trova quindi di fronte a una struttura ben solida e costruita ad arte, che tuttavia regge il nulla. Ecco il punto focale intorno a cui ruota il lavoro di Marryat: la critica mossa nei confronti della letteratura di genere, applicando le cui regole, da sempre uguali a se stesse, si può con estrema facilità raggirare un editore, ingannare il lettore e ottenere un compenso. Ed è proprio questo ciò che accade ad Ansard che, pur a corto di idee, porta avanti il suo lavoro, che gli consentirà di ottenere ciò che gli occorre per tranquillizzare i suoi creditori, che gli stanno con il fiato sul collo. Ogni scena, ogni immagine, ogni gioco di parole e ogni battuta pensata da Marryat e riversata su carta ha un obiettivo ben preciso: deridere gli scrittori benpensanti della sua epoca e farsi beffa di certi ambienti esclusivi della Londra modaiola e un po’ supponente; prendersi gioco degli stereotipi e delle ipocrisie degli intellettuali del suo tempo. Inoltre, Marryat mette in luce un altro importante concetto: il romanzo d’amore, per essere efficace, deve permettere l’immedesimazione, così che chiunque – indipendentemente dalla categoria sociale d’appartenenza – possa diventare protagonista di un’avventura senza tempo e senza spazio, ma che sappia far battere il cuore.