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Come sigillo sul tuo cuore

Come sigillo sul tuo cuore

Stoccolma, l’alba. È una mattina come le altre per Kerstin Holm, ispettore di polizia nell’Unità speciale della polizia di stato per i crimini internazionali, unità conosciuta dagli addetti ai lavori come Gruppo A. La corsa mattutina si svolge come sempre dall’anonima Regeringsgatan fino alla Centrale. Continua a rigirarsi l’anello al dito, le fa male, è incastrato. Non riesce a toglierlo, così come non riesce a dimenticare il suo ex-marito: Dag Lundmark, il suo ex-collega a Göteborg. Nonostante la stuprasse tutte le notti, nonostante fosse un alcolista e un violento. Sta ancora pensando a lui e all’anello quando arriva nello spogliatoio e intravede Sara Svenhagen: si sta vestendo, il profilo rivela un segreto che Kerstin è ben contenta di scoprire. La sua collega, la sua amica, avrà un bambino. Ma l’argomento del giorno cattura ben presto i dialoghi delle due colleghe e di tutta la centrale. Un uomo è stato ucciso da un poliziotto durante un provvedimento di espulsione per cinque immigrati clandestini. L’uomo, sudafricano, si chiamava Winston Modisane. Il poliziotto: Dag Lundmark. Era rientrato da poco in servizio dopo un periodo di sospensione per alcolismo. Il Gruppo A deve entrare in azione sul caso, durante l’operazione in cui Modisane è rimasto ucciso troppi elementi restano nebulosi, la legittima difesa dell’agente è una giustificazione che sembra vacillare su diversi punti. Così come la trasparenza della soffiata che ha avvertito il distretto della presenza dei cinque clandestini in quell’appartamento a Flemingsberg…

Come sigillo sul tuo cuore è il quinto dei romanzi di Arne Dahl dedicati ai casi del Gruppo A. Ogni pagina sembra ammiccare al lettore e suggerirgli “questo è un giallo davvero svedese!”, i nomi delle vie e dei sobborghi sono sempre presenti e anche i dettagli puntualizzano sulla geografia: Mattson della direzione generale immigrazione ha “una voce limpida e l’accento di Stoccolma”, l’impiegato all’agenzia viaggi Bondejouren “uno spiccato accento di Malmö”, l’agente Paul Hjelm durante le ricerche inerenti al caso si rivolge ad alcuni testimoni in loco “con un malriuscito accento scanese” e per finire gli esempi (non certo i riferimenti) Ek, un collega di Dag alla polizia locale, parla sempre “con quel lieve accento dello Småland”. La storia comincia con un intrigo in cui convergono furti di dati e brevetti farmaceutici e finisce con il Cantico dei Cantici. L’autore mette fra le due unità narrative un sigillo che poco abbina i due argomenti principali del libro, che infatti procedono quasi separati, creando in realtà due trame differenti: l’una legata ai clandestini africani e al vero motivo per cui si trovavano a Stoccolma, l’altra incentrata sul rapporto fra Kerstin Holm e Dag Lundmark . Un noir passionale da leggere senza troppe aspettative, che non annoia e non entusiasma, resta lì placido e sospeso come il cielo di Stoccolma sul finire dell’estate.