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Come un fiore di papavero scuro

Come un fiore di papavero scuro

Cracovia, 1895. Zofia Szczupaczyńska è a teatro, godendosi un momento di respiro dalla vita pubblica, onere che le deriva dall’essere moglie di un rispettato professore universitario. Il carattere curioso, ironico e poco incline a limitarsi al ruolo decorativo che la società le assegna le impedisce di stare semplicemente al fianco dell’uomo che ha sposato, mentre lui è completamente assorbito nel lavoro accademico. Ma quella sera è lì per sé stessa. Se non fosse che, nel bel mezzo della rappresentazione, accade un evento sconvolgente: una giovane donna viene trovata morta, strangolata in circostanze misteriose. La notizia si diffonde rapidamente e scuote la comunità borghese, più preoccupata dello scandalo che del fatto che l’assassino possa colpire nuovamente. Zofia, però, non partecipa al coro di sussurri, ma si limita a fare ciò che le riesce meglio: osservare i fatti e ascoltare. Soprattutto perché il nome della vittima non le è nuovo. Karolina Szulcówna era una domestica nel Palazzo del Pavone, luogo molto frequentato dall’alta società. Proprio il giorno prima, si era licenziata senza alcun preavviso. Zofia vuole far luce sul mistero e così, anche questa volta, indaga a modo suo, consapevole del fatto che le autorità non si impegneranno mai a fondo per dare giustizia a una cameriera uccisa. Osserva i comportamenti delle persone coinvolte, studia le loro relazioni salottiere e ascolta i pettegolezzi. In breve tempo arriva alla conclusione che la verità si cela proprio dietro la membrana luminosa che avvolge la città. È proprio dietro le rigide convenzioni sociali che si nascondono preziose fonti di informazioni. Tra i pizzi, i nastri, gli orologi d’oro e l’aria di superiorità c’è un impostore. E solo Zofia ha il coraggio di andare fino in fondo…

Maryla Szymiczkowa è lo pseudonimo dietro cui si nasconde la coppia di scrittori polacchi formata da Jacek Dehnel e Piotr Tarczyński. I due avevano già conquistato i lettori con La signora Mohr scompare. Come un fiore di papavero scuro è il secondo romanzo della serie che ha come protagonista la carismatica e impertinente Zofia Szczupaczyńska. Lei è un membro dell’alta società che critica i suoi stessi amici. L’ironia che si cela dietro a questo personaggio è brillante: il lettore la immagina seduta su un morbido divano posizionato al centro di una delle sale del Palazzo del Pavone, circondata da uomini e donne frivoli e bigotti, mentre sorseggia un tè per nascondere la risata che non riesce a trattenere, ascoltando i loro discorsi insensati. È la noia, unita al suo senso di giustizia, a farle indossare i panni di investigatrice amatoriale. La struttura del romanzo, nonché il tono frizzante, ricordano il perfetto romanzo giallo inglese. L’architettura su cui poggia la storia è perfettamente costruita. La Cracovia di fine Ottocento sembra prendere vita, rappresentata con minuzia di dettagli senza perdersi in descrizione prolisse. Colpi di scena, rivelazioni e indizi inaspettati incollano il lettore alle pagine, senza lasciargli mai la sensazione di star leggendo qualcosa di “leggero”. La critica sociale che si cela dietro al romanzo, infatti, ha l’obbiettivo di mostrare e condannare l’ipocrisia e il divario sociale della Cracovia del tempo. Queste sensazioni passano direttamente attraverso i sentimenti della protagonista, rendendoli così facilmente comprensibili al lettore senza banalizzarli. Chi ama i romanzi gialli in costume, qui troverà pane per i suoi denti.