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Come un fucile carico

Come un fucile carico

Amherst 1883, William Austin Dickinson, 54 anni, avvocato di spicco della città, membro della più importante famiglia del luogo, sposato da oltre vent’anni con Susan Gilbert, madre dei suoi tre figli, inizia una relazione con la ventisettenne Mabel Loomis Todd, anch’essa sposata. Austin è noto per il suo carattere irruente, è un rigido puritano, uno stimato membro della Chiesa, inflessibile e dall’espressione dura, eppure il rigore di quest’uomo che mette soggezione, vacilla di fronte alla volitiva ragazza di città. Ed è così che ha inizio uno dei più complessi dissidi familiari di tutti i tempi. Mabel ha iniziato a frequentare i coniugi Dickinson nella loro dimora degli Evergreens l’anno prima, ed è rimasta affascinata dalla bellezza della casa, dai libri e dalla colta ed elegante Susan che le ha parlato con entusiasmo di Emily, da lei definita “un genio”, ma soprattutto da Austin, che ha trovato raffinato e perfino timido. Mabel non è solo giovane e bella, è intelligente, ha talento nel canto e nella musica, dipinge e scrive articoli per il giornale locale, ed è questa affinità intellettuale ad avvicinare lei e Susan, prima che tutto vada a rotoli a causa dell’adulterio. È l’algido Austin, nel giorno fatale in cui comprende ciò che prova e sceglie di accettarlo, ad appuntare sul proprio diario una simbolica parola: Rubicone. Quando il matrimonio va in crisi e Susan inizia a lasciarsi andare a scatti d’ira nei confronti del marito (ma avrà sempre i figli dalla sua parte, che mai perdoneranno il padre), l’uomo inizia a trascorrere più tempo nella casa di famiglia a Homestead (le dimore sono confinanti), dove risiedono le sorelle. Ad Austin resta legata la sorella minore Lavinia che, ammaliata da Mabel, decide di aiutarli nella tresca, ma dalla parte di Susan, la moglie tradita, c’è l’altra sorella di Austin, la ben più acuta, leale Emily, che resta chiusa in camera e rifiuta di conoscere la Loomis, evitando ogni incontro, per non tradire Susan, amica del cuore ben prima delle nozze, a cui ha dedicato numerose poesie...

“La mia vita era stata come un fucile carico”. In questo emblematico verso c’è tutta la forza e la passione di una donna anticonvenzionale, che non si è mai sposata, ma ha amato intensamente, che ha vissuto in un’epoca in cui alle donne veniva concesso ben poco, ma ha saputo pretendere i suoi spazi in quel microcosmo che è stata la sua camera. Nadia Fusini, nella prefazione al volume, definisce con entusiasmo “una specie di sceneggiato, una fiction con tanto di lista di personaggi” (fondamentale, dato il loro numero) questo corposo volume dedicato a una delle più celebri e amate poetesse mai vissute, la solitaria e delicata Emily Dickinson (1830-1886). Svelare il mistero di una vita così riservata non è semplice (fu l’epilessia a condannarla a tale destino?), ma Lyndall Gordon (storica e biografa nata a Città del Capo e oggi docente a Oxford) ci prova partendo dalle poesie, rimaneggiate da Mabel e dagli editori nel corso degli anni. E racconta quale effetto ebbe sulla famiglia Dickinson l’adulterio di Austin, travolto dalla passione per Mabel, descritta come un’avventuriera attratta dal potere di un uomo centrale nella comunità e dall’aura fascinosa creatasi attorno alla figura della sorella reclusa. Una passione emersa grazie alla pubblicazione delle lettere tra gli amanti, avvenuta solo nel 1984. Mabel ha esercitato un forte potere su Austin per ben 12 anni, ma non è mai riuscita a convincerlo a divorziare o eliminare Susan in altro modo (dai carteggi emerge la sua disperata insistenza). Quella che la Gordon descrive è una faida lunga un secolo, nutrita dall’invidia e dalla menzogna, difficile da sbrogliare, alimentata dalle invenzioni di Mabel Todd (di cui la Gordon traccia l’evoluzione psicologica fin dall’infanzia) e dalla sistematica diffamazione di Susan Gilbert negli ambienti frequentati in comune. Che ha retto anche durante le ristampe delle poesie di Emily, almeno finché non si è avuto accesso ai documenti utili a fare chiarezza. Sono le donne di Austin (e in seguito le loro figlie) a disputarsi l’intero carteggio della scrittrice dopo la sua morte, ben 1789 poesie, con tutte le problematiche connesse ai diritti d’autore e agli incassi, ma soprattutto si disputeranno la sua anima e la leggenda che le viene creata attorno. Nonostante alcune ripetizioni, il libro scorre in modo avvincente ed è ricchissimo l’apparato delle fonti. Un volume che non è una semplice biografia, ma uno sforzo intellettuale, un attestato di stima non solo verso la Dickinson, ma anche verso chi le era realmente legato, con un occhio di riguardo al profondo legame tra Emily/Daisy e Susan/Dolly e all’uomo che realmente conquistò la poetessa (dopo decenni di supposizioni e illazioni potete scoprire il suo nome tra le pagine di questo incredibile saggio). Il lavoro di studio, analisi e ricostruzione della Gordon è sensazionale. E per chi lo desidera, tramite il sito del museo: The Homestead – Emily Dickinson Museum, è possibile utilizzare un link che dà accesso virtuale alla stanza di Emily, presso la villa ad Amherst, in Massachusetts.