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Come in una ballata di Tom Petty

Come in una ballata di Tom Petty

Marco è un manager bancario, vive a Monaco di Baviera e ha una relazione con una “donna abbastanza glamour” che forse però non ama e che un po’ lo annoia pure. Gira l’Europa per lavoro, spostandosi da un aeroporto all’altro, a suo agio in giacca, cravatta e scarpe con la suola in cuoio. Eppure è insoddisfatto. Concentrarsi gli è sempre più difficile e comincia ad accarezzare l’idea di una vita meno ordinaria. Giorno dopo giorno riaffiorano perfino i sogni adolescenziali di gloria come romanziere alternativo o indie rocker. Così molla tutto e fugge da Monaco con l’auto dell’azienda. Per tornare lì dove tutto è iniziato. A Massa. Chi chiamerà per primo al suo arrivo? Gabriel, il chitarrista della band in cui suonavano quando erano giovani e ingenui? Valeria, una sua vecchia fiamma, di cui però non sa più nulla? O forse Giulio, il suo migliore amico durante l’adolescenza e ora scrittore di successo, con cui negli ultimi anni si è visto soltanto durante un paio di rimpatriate?

Come in una ballata di Tom Petty rivela presto le sue debolezze. La prosa spesso involuta e resa ancora più farraginosa da un amalgama disomogeneo di inglesismi, espressioni colloquiali e altre più ricercate, le numerose digressioni e le tante pagine zeppe di parentesi e ripetizioni rendono la lettura non sempre scorrevole e a tratti persino noiosa. Ma il vero limite di questo romanzo d’esordio nostalgico e picaresco è la trama appena abbozzata: l’arco di trasformazione del protagonista è approssimativo, e anche la caratterizzazione degli altri personaggi è piuttosto superficiale. Eppure, l’opera offre qualche spunto interessante che meritava di essere sviluppato: forse un lavoro di editing più attento avrebbe indirizzato meglio l’autore nelle scelte narrative e stilistiche. Peccato.