Salta al contenuto principale

Con l’arte e con l’inganno

conlarteeconlinganno

Sua madre ne ha combinata un’altra e, come al solito, lei deve cercare di metterci una pezza. Zara Guglielmi, vedova Silvera, ottant’anni di cocciutaggine senza eguali, già agghindata come la statua di una santa in processione nonostante siano appena le otto del mattino, fissa la figlia Edna con i suoi occhi verdissimi e affilati e, candidamente, ammette di aver preso a bottigliate la badante Kalina, che nell’altra stanza sta preparando la valigia per andarsene e brontola senza sosta. Sì, è vero, l’ha chiamata zingara e le ha dato un paio di colpi, ma si trattava di una innocua bottiglietta di plastica, vuota. E poi non si può davvero rimanere indifferenti di fronte a una donna - rumena, quindi associarla all’etnia Rom è, dal punto di vista filologico, assolutamente corretto - che non conosce la differenza tra fagioli e fagiolini e sostiene con un’inaccettabile insistenza che si tratti della stessa cosa. Assolutamente intollerabile, continua a ripetere Zara. Ecco, come al solito vuole aver ragione lei, pensa una stanchissima Edna - è stata buttata giù dal letto alle sei e un quarto del mattino da una singhiozzante Kalina - che solleva lo sguardo e osserva la sua immagine nello specchio appeso alle spalle della madre e vede una tizia alta e magra, in tuta e spettinata. E nulla, non c’è verso di convincere Kalina, che, vestita di tutto punto, lascia le chiavi di casa sulla console e se ne va impettita tenendo in una mano una padella di ghisa, quella che porta con sé ovunque vada, perché le serve per preparare il palačinka, un dolce tipico dell’area mitteleuropea. E ora? Come può gestire questo ennesimo disastro? Edna non ha dubbi. L’unica speranza abita in un appartamento posto due scale sopra quello della madre e risponde al nome di Ottavio Battiston, musicologo, critico musicale e, in questo momento, sua unica salvezza…

Cinquant’anni superati da un po’, storica dell’arte, restauratrice, single, lingua tagliente, talento e genialità. Edna Silvera - protagonista della prima avventura di una nuova serie frutto della fantasia di Valeria Corciolani, scrittrice e illustratrice di Chiavari - si presenta così: amante della solitudine (non per niente vive in una villetta a Chiavari in compagnia del gatto Cagliostro e di sette galline, che impazziscono per la musica anni Settanta e i cui nomi sono stati presi in prestito da famosissime dive del cinema) e impegnatissima a cercare di arginare i danni della madre, una cocciuta ottantenne capace di far fuggire a gambe levate una badante dietro l’altra. Collabora, anche se spesso controvoglia, con l’Università - si rifiuta di far buon viso di fronte alle scorrettezze di alcuni saccenti baroni universitari - e quando viene inviata, per tenere una conferenza su Dante, in un borgo abbandonato dell’entroterra ligure aggrappato ai colli, si ritrova, per un beffardo scherzo del destino, testimone di un omicidio. Ma, al di là del cadavere, ciò che maggiormente attira la curiosità di Edna è il ritrovamento di una pala del Quattrocento che pare fare gola a molti e scoperchiare un enorme vaso di Pandora che puzza terribilmente di traffico di opere d’arte rubate. Un caso complesso per il fascinoso e arguto pubblico ministero incaricato dell’indagine, che trova in Edna, con il suo sapere, la sua innata curiosità e la sua ferma convinzione che la verità sia sempre nascosta nei dettagli, un valido supporto. La donna infatti riesce a trovare il bandolo di un’intricata matassa, aiutata dalle competenze di un vicino di casa mago del computer, dalle intuizioni di un amico e dalla mente affilata di una singolare assessora con i capelli rosa. La Corciolani - una laurea all’Accademia di Belle Arti di Genova - non perde occasione per parlare, tra le pagine di una storia sulla quale si muovono spassosissimi ed indimenticabili personaggi, di ciò che meglio conosce e l’appassiona: l’arte. E lo fa a tutto beneficio del lettore, deliziandolo di particolari e informazioni interessanti e inconsueti - la storia del colore giallo e del suo triste destino nel periodo medioevale è una delizia e da sola vale la lettura dell’intera vicenda - che rendono il romanzo, se possibile, ancora più godibile.