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Con te accanto

Adele e Dora hanno poco in comune, due vite che non si sono mai neanche lontanamente avvicinate. La prima è una donna bella ed elegante, che trasuda classe, con una storia stabile ormai da anni con il suo ragazzo Andrea. Al contrario Dora è un’anima inquieta e solitaria, una persona che scaccia via qualunque parvenza di relazione seria e duratura. Il destino però è crudele e le fa ritrovare all’interno della stessa stanza di un ospedale, sebbene per motivi molto diversi. Andrea, in seguito a un brutto incidente in macchina, è in coma, mentre Dora è immobilizzata a letto - per un lungo periodo senza poter parlare - dopo essere passata per l’ennesima volta col semaforo rosso. Adele si annulla del tutto in seguito all’incidente e inizia a passare giorno e notte sulla scomoda poltrona presente accanto al letto di Andrea, perdendo pezzi di sé sempre più grandi; smette di curarsi, di esistere, come se respirare autonomamente fosse un dispetto nei confronti del fidanzato. È in quella stanza asettica che Adele e Dora si conoscono e, in un certo senso, si riconoscono. Adele le parla, le racconta segreti che non aveva mai avuto il coraggio di confessare ad anima viva e Dora la ascolta, dapprima in silenzio, poi recuperando la parola. La storia di un rapporto che nasce in un contesto difficile, ma che aiuta le due donne a rifiorire, a perdersi e ritrovarsi…

Il romanzo parte in medias res, facendo fin da subito presente al lettore che la storia che leggerà sarà difficile, intensa, piena di sconforto, rabbia e frustrazione. Ma paradossalmente il problema di questo libro è il tono quasi distaccato presente dall’inizio alla fine, una sorta di freno tirato che rende impossibile entrare in empatia con le due protagoniste. Si raccontano eventi tragici, difficili da mandar giù, eppure quel senso di commozione non arriva mai, si fa fatica ad immedesimarci in quel dolore che non punge mai sul vivo. Il rapporto che nasce tra le due donne è sì bello, ma niente di speciale, non lascia il segno. Nulla è profondo, quando tutto dovrebbe essere profondo. Si tratta, in sostanza, di una di quelle storie che non sembrano essere arrivate per restare, ma che rimangono sempre un po’ anonime, finendo così nel dimenticatoio. Si intuisce, tra le pagine, una nota autobiografica riguardante Paola Turci, anche lei vittima di un incidente disastroso nel 1993; tuttavia, nemmeno questo è sufficiente per rendere il romanzo toccante. La prosa scorre abbastanza bene, complice anche il continuo spostarsi del punto di vista tra Adele e Dora, ma non basta. In conclusione, un libro che prometteva emozioni forti e grande empatia, ma che invece è carente proprio da quel punto di vista.