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Con tutto il mio cuore rimasto

Con tutto il mio cuore rimasto

Palermo, 10 ottobre 1975. Concetto Acquaviva ha 13 anni, frequenta la terza media alla “Giuseppe Carducci”. Ha i capelli quasi neri, gli occhi verdi e una corporatura magra. Quella mattina Concetto con suo padre Guglielmo, la madre Giusina e suo fratello Carmelo, sono impegnati nel trasloco nella vecchia casa della sua prozia Mariannina. Nella casa della prozia Concetto e la sua famiglia ci vivono ben due anni: “La casa nuova sta in vicolo carini, al centro della città, “per arrivarci ci vogliono otto minuti, otto minuti di strade storte, di panni stesi, di gente cotta, scendiamo, abbiamo facce sconsolate e adesso ripensandoci, gesù mio, posso dire che fu in questo punto preciso che la mia vita è cambiata perché fu qua che il futuro si è inghiottito il passato”. Concetto tiene un diario dove scrive a Gesù ogni cosa che gli accade “Da adesso in poi, e per tutto il tempo del mio racconto, non ti mettere nessuna espressione, fatti di niente, scancellati, ascolta la storia che infilerò dento al foglio e non spiccicare parola, perché solo così potrò scrivere senza vergogna tutto quello che è successo”. Circa dieci anni dopo, nella stessa stanza dove è cresciuto Concetto, ore c’è un ragazzino che vive segregato da due donne che hanno appena sprangato con due assi di legno la sua porta. In un armadio giallo il ragazzino trova un libretto rosso. “Quel quaderno mi metteva la stessa ansia dei mostri sotto al letto, capivo che lì dentro, in qualche modo, ci stava scritta la storia mia, pure se non era la mia”...

Con tutto il mio cuore rimasto è un romanzo emozionante, complesso e decisamente atipico per come lo scrittore Rosario Palazzolo, drammaturgo, scrittore, regista e attore, ha realizzato la struttura narrativa dell’opera. La storia ruota attorno a due personaggi: un ragazzo che vive rinchiuso in una stanza e Concetto, un ragazzino vissuto una decina di anni prima nella stessa stanza dove ora si trova segregato il giovane. In quella stessa casa Concetto scriveva il suo diario: un diario in cui racconta la sua famiglia, le tragedie che l’hanno colpita e scrive rivolgendosi direttamente a gesù, — i nomi nel romanzo sono tutti in minuscolo — al quale non risparmia, pur con rispetto, nessuna critica. Con tutto il mio cuore rimasto è una lettura travolgente, sorprende a ogni pagina con una prosa unica e appassionante. La scrittura di Palazzolo è accurata, dura e travolgente, con inflessioni dialettali e tante espressioni prese di peso dalla lingua parlata, senza filtri. Ciò che accomuna tutti i personaggi di questa storia è la loro voce, che appare come imprigionata in una cultura articolata, superstiziosa, oscura e claustrofobica, in cui imperano il senso di colpa e le distorsioni di una morale ai limiti della morbosità. Rosario Palazzolo nel 2016 è stato insignito del Premio Associazione Nazionale Critici per la sua attività teatrale e ha vinto la XVIII edizione del Festival internazionale del teatro di Lugano.