In un luogo onirico e buio fluttua la consapevolezza del capo condominio, che osserva come i molteplici inquilini del suo condominio interiore, i diversi “sé”, reagiscano alle situazioni più disparate della sua vita. Il primo a palesarsi è l’Odioso Bernard: nei suoi abiti viola e arancioni, con il solito ghigno beffardo, gli piace urinare sul ruscello di pensieri del capo. Mette così in discussione tutto, l’amore, il lavoro, i risultati conseguiti, e cerca di rovinare ogni nota di positività che riesce a centrare; ogni inquilino lo fa a modo proprio. C’è Yuragano Myadyro Ammazamoto, per esempio, che deve accontentarsi di distribuire manate sul cruscotto e bestemmie occasionali, anche se vorrebbe sgozzare chiunque lo faccia arrabbiare. Poi c’è Ivo lo Schivo, forse il condomino che sta più simpatico al capo: fugge la banalità, “il superfluo”, scomparendo a un certo punto della serata senza avvertire. Fleur du Mal non è poi così male: anzi, il capo lo definisce “una salvezza”. Si atteggia come se se la tirasse, il che può allontanare le persone, ma è solo una facciata: in realtà è molto sensibile, ed è stato il primo a occuparsi di letteratura nel condominio. Lui e il capo hanno trovato un equilibrio proficuo. Ma non finisce qui: c’è anche Bruno Betlemme, dal pensiero pesante e solenne; c’è Moreno lo Scemo, giullare di gioventù; e Giacinto Adeguazzo e... insomma, in questo condominio abita tanta gente…

Condominio interiore di Matteo Beltrami mette in scena i molteplici sé che compongono la personalità del protagonista. Anche senza soffrire di un disturbo dissociativo dell’identità, come ci tiene a precisare lo stesso autore, sarà difficile non riconoscersi nella rappresentazione di come le parti di noi possano essere in aperto conflitto l’una con l’altra. Il signor Adeguazzo vuole soprattutto compiacere mentre Ivo lo Schivo vuole starsene per i fatti suoi. Come conciliare queste contraddizioni? Il mito dell’identità fissa è un mito sfatato: si pensi alle teorizzazioni di Freud, che hanno mostrato quanto l’Io sia meno unitario e meno padrone di sé di quanto crediamo. Ancora prima, Nietzsche aveva descritto la personalità come una molteplicità di forze e istinti in perenne conflitto tra loro. La sovrapposizione e la contraddizione delle nostre pulsioni, e le personalità che ne derivano, possono mandarci in “tilt”, così come succede al personaggio principale. Quando le conseguenze sono meno drastiche, possono comunque portare alla domanda: ma io chi sono veramente? Il romanzo mostra come alcune parti del sé emergono e si affievoliscono nel tempo: Moreno lo Scemo, per esempio, è preponderante in adolescenza, ma a un certo punto viene messo sottochiave. Beltrami affronta la questione in maniera divertente e leggera, presentando una serie di episodi organizzati che riporta senza filtri, ma invitando il lettore a entrare direttamente nel condominio.