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Condottieri

condottieri

“In senso lato, un guerriero è chiunque ingaggi battaglia contro circostanze soverchianti, a prescindere dalla vittoria o dalla sconfitta. È la lotta a definire il guerriero”. Marco Cassio Sceva fu un centurione romano arruolato nelle legioni di Giulio Cesare, di indole garbata e pacifica. Già distintosi in Britannia, dove fece strage delle orde barbariche, mostrò coraggio e disprezzo del pericolo e del dolore fisico nelle battaglie che Cesare sostenne contro le milizie di Pompeo. Proprio in questa circostanza, durante uno scontro, fu colpito in un occhio da una freccia e, dopo averla strappata via con le sue stesse mani, continuò a combattere… Melancoma di Caria fu un pugile leggendario. Figlio d’arte (il padre aveva vinto le Olimpiadi del 49 d.C.), fu vincitore anche lui della 207esima Olimpiade. Nell’antica Grecia il pugilato non aveva né regole né distinzioni di peso e categorie, si combatteva fino allo sfinimento. Questo campione restò imbattuto fino alla fine senza mai aver dovuto sferrare un colpo o averlo incassato. Potenziò il suo fisico con allenamenti duri e rigorosi. Si vantava di poter tenere la guardia alzata per più di due ore e vinceva per sfinimento dell’avversario. Orlando, uno dei Dodici Pari di Carlo Magno, sempre che siano esistiti, figlio di un grande guerriero che però fu esiliato, sembra visse un’infanzia tra miseria e povertà, pur essendo nipote del re. La Chanson de Roland, con il racconto della battaglia di Roncisvalle, lo rese immortale esaltando le sue doti di guerriero, la fedeltà al re e il coraggio ma ne sottolineò anche l’arroganza e l’imprudenza… Miyamoto Musashi nacque nel 1584 in un Giappone ridotto in macerie dopo una lunga guerra civile che, una volta terminata, aveva lasciato un gran numero di guerrieri samurai “disoccupati”. A diciannove anni era già considerato un grande spadaccino. Ma le sue imprese ebbero origine già ad un’età adolescenziale. A tredici anni sconfisse con una sola spada di legno un ronin, un samurai senza padrone. Guerriero con grande lucidità di spirito e forza di volontà è considerato l’inventore dello stile a due spade. Ad oggi è reputato il più grande spadaccino del paese e incarna la vera natura del guerriero…

Johnathan Kingsbury è stato insegnante di Storia e di Scienze sociali per quindici anni. Poi, una volta in pensione, si è ritirato tra i paradisiaci Monti Laurenziani nel Québec con il suo labrador al quale ha dato nome Scipione, tanto per non tradire la sua dedizione alla Storia ed ai suoi personaggi. Tra le vette canadesi ha dato sfogo alla passione per la storia militare pubblicando prima History’s bloodiest revolutions, che in Italia non è stato tradotto, e successivamente Condottieri, titolo originale History’s greatest warriors. La prima opera ha deluso le aspettative dei lettori per imprecisione su date e luoghi e, soprattutto, per la mancanza di una bibliografia di riferimento che ha dato a tutto il lavoro l’impressione di una ricerca superficiale e una composizione del materiale trovato poco curata. In questo secondo lavoro il problema è stato in parte risolto ma nel complesso la ricerca rimane sommaria. Si ha l’impressione che l’autore si sia limitato a riportare informazioni e dati, lasciando poco spazio ad un’analisi più profonda di quanto scritto. Probabilmente l’autore si è cimentato in un lavoro arduo, una raccolta di ventiquattro personaggi è decisamente troppo ampia. Nessun soggetto viene debitamente e adeguatamente approfondito e nell’aspetto umano e nel contesto storico in cui ha vissuto. Questo rende l’opera destinata ad un pubblico interessato solamente ad un racconto sommario – e per certi versi banale - degli eventi storici.