Salta al contenuto principale

Confessioni

Confessioni

A poco più di cinquant’anni sente che la sua vita è bloccata, senza senso: Lev Tolstoj, che ha vissuto con l’unica fede nel progresso e il mestiere di raccontare per fare sempre il meglio, per ottenere sempre di più, arriva al punto di mettere tutto in discussione, anche la sua stessa vita. E pensa al suicidio, come unica via d’uscita. Ha tutto, ma proprio qui capisce che c’è il vuoto, nell’incapacità di desiderare altro, desiderare oltre: nulla di quello che può fare o raccontare, nulla di quello che ha visto ed immaginato con gli occhi di un uomo è sufficiente a capire il significato profondo della vita. È a questo punto che la fede nel progresso comincia a vacillare, comincia a capire che non è sufficiente: quella progressione logica di avvenimenti, quella convinzione nella propria capacità di fare non riesce a spiegare la morte improvvisa del fratello né la barbarie di uomini che giustiziano altri uomini passandoli alla ghigliottina. Si ricorda allora della sua formazione cristiana: “Sono cresciuto, invecchiato e ho guardato alla mia vita”. Uno sguardo lanciato all’indietro per ritrovare la strada, perché in fondo la vita non è riconducibile a nessuna logica né ad alcuna idea di progresso se limitata ai soli uomini, alle loro parole, ai soldi, alle ricchezze, al benessere materiale...

Nella produzione letteraria di Lev Nikolàevič Tolstòj le Confessioni (Ispoved’ il titolo originale) sono una sorta di testamento al quale lo scrittore russo aveva dedicato quasi tutta la sua maturità, fino alla morte. Dopo aver scritto romanzi storici ancora oggi inarrivabili, come Guerra e Pace e Anna Karenina, gli ultimi anni, dal 1880 in poi, li ha dedicati alla scrittura della vera e propria opera prima, di cui tutto quello che aveva scritto prima costituisce nient’altro che un lavoro preparatorio. Raccontare la grande Russia dell’inizio ottocento, raccontare le passioni degli uomini, le loro paure, cercare le radici dell’esistenza umana sono una ricerca incompleta se limitata alla semplice storia. Si trattava di ricostruire la storia della sua vita attraverso una lettura religiosa dell’umanità stessa, fino alla sovrapposizione con i testi evangelici. Si trattava di chiudere la parabola cominciata con un’educazione da cristiano ortodosso, passata attraverso una celebrazione dell’uomo fino alla sua rovina quando finalizzata ad una visione materiale delle dinamiche umane, e al ritorno alla fede come senso della vita. L’introduzione di Bori e la bella ricostruzione filologica delle vicende del testo ad opera di Luporini costruiscono la giusta cornice per un testo indispensabile per l’esegesi di Tolstoj e della letteratura russa ottocentesca in generale.Una lettura necessaria anche a chi non ama o non frequenta la narrazione dell’est, perché permette di dare una prospettiva universale alla letteratura ed al genere umano tutto.