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Confessioni di un artista di merda

Confessioni di un artista di merda

Con il volante stretto fra le mani, Charley dà una improvvisa accelerata al suo pick- up. Sul sedile a fianco, Elsie si tiene ben stretta mentre continua a chiedergli se, una volta fermi al Mayfair Market, le può comprare anche le gomme da masticare. È troppo incazzato con sua moglie Fay per prestare la giusta attenzione a sua figlia e alla strada che stanno percorrendo. Ha solo un pensiero in testa: comprare i tampax. Ma perché tocca sempre a lui? Lui non ha un ciclo mestruale, mai avuto e mai lo avrà. E allora perché ogni mese tocca a lui quella umiliazione? La rabbia cieca che lo ha pervaso non appena ha chiuso la chiamata con Fay allenta un po’ la morsa, mentre cerca di trovare una scusa plausibile che lo convinca ad entrare nel supermercato e comprare quello che la moglie gli ha ordinato di prendere. Nel frattempo è arrivato al grande parcheggio del Mayfair, lungo la strada che da San Francisco lo riporta a casa. Parcheggia l’auto e tira il freno, fermandosi qualche secondo prima di scendere dall’auto e costringersi ad attraversare le porte scorrevoli che lo separano da quella agognata confezione di tampax senza la quale sa che non può tornare a casa. “Posso comprare un mucchio di roba. Posso riempire un bel cesto così nessuno se ne accorgerà. Si vergogna a comprarli, e così devo farlo io per lei. Mi manda qui a comprarli. Ma io la ucciderò”, pensa mentre sbatte con violenza lo sportello dell’auto e a passo di marcia si appresta ad affrontare l’onta della vergogna...

Scritto nel 1959 ma pubblicato solo nel 1975, Confessioni di un artista di merda è una piccola perla tra i grandi capolavori di Philip K. Dick. Tra i pochi titoli non fantascientifici di Dick – e per questo, a torto, forse sottovalutato e comunque meno noto dei suoi classici SF - Confessioni di un artista di merda è un romanzo allucinante e bizzarro nella sua semplicità: descrivere l’ordinarietà di una famiglia statunitense borghese nel secondo dopoguerra. Protagonista è Jack Isidore, giovane uomo disadattato, convinto della presenza degli extraterrestri, della telepatia e delle percezioni extrasensoriali, che la luce solare abbia un peso e che il mondo finirà il 23 aprile 1959: ad avvertirlo – almeno così afferma Isidore - gli extraterrestri stessi durante una seduta di ipnosi. Insieme a lui, popolano questa storia sua sorella Fay e il marito di lei, Charley (bellissima, colta, manipolatrice e infantile la prima, ricco, ignorante e violento il secondo) che decidono di accogliere Jack nella loro casa da oltre 40.000 dollari, nonostante il malcontento di entrambi perché Jack è “uno spostato”. Una convivenza che diverrà lo spunto per raccontare, attraverso lo sguardo e le convinzioni di Jack, una banalità quotidiana fatta di amori non corrisposti, tradimenti, manipolazioni e supremazia. Jack rappresenta l’artista, l’outsider, convinto che quello che vede sia esso stesso la prova della realtà delle cose. “In fondo, adesso potevo disporre di una dimostrazione empirica, la miglior prova scientifica al mondo” afferma per esempio dopo una seduta di ipnosi durante la quale gli extraterrestri gli avrebbero confermato la volontà di distruggere la Terra. La narrazione non è mai da un unico punto di vista, si alterna continuamente tra i tre protagonisti; un escamotage letterario che, unito anche all’alternanza della prima e della terza persona, aumenta il senso di straniamento della storia conferendo la sensazione di star assistendo a uno spettacolo grottesco, che solo all’apparenza risulta familiare. Un romanzo riuscito e che nulla ha da invidiare ai più blasonati titoli di Dick e che merita un posto di tutto rispetto nella bibliografia dello scrittore statunitense.