Maggio 1992. Da quando il pullman ha lasciato il sole tiepido della strada principale per imboccare lo sterrato polveroso, l’aria si è fatta fresca. Anche se è solo maggio, e sono da poco passate le dieci del mattino, Bjarke Venø, il giovane supplente di biologia assunto qualche mese prima, sente che sarà una giornata calda. Al volante del mezzo c’è la sua collega Ann-Louise come ha già fatto tante volte in occasione delle gite dell’orfanotrofio Aggersminde. Con i progetti didattici che ha in mente, Bjarke spera di poter offrire ai suoi alunni un’esperienza entusiasmante. Visto che alcuni parenti hanno espresso preoccupazione per la “sicurezza” dell’escursione, la loro meta è il vicino lago di Gundsømagle. Il riferimento è alla vicenda di Daniel Stryger Hansen, il bambino di nove anni scomparso da un parco giochi immerso nella natura, nella Selandia sudoccidentale. Polizia, protezione civile e gruppi di volontari hanno setacciato la zona, ma invano. Un’ora e mezzo più tardi i bambini si fanno largo tra i giunchi per seguire il loro insegnante. Hanno raccolto penne e gusci di uova di uccelli, rane morte, pietre magiche e molluschi d’acqua dolce, ma ora stanno perdendo interesse. Finalmente, Bjarke avvista quello che sta cercando, un nido di cannaiola, e lo indica con entusiasmo. Viene però interrotto da un alunno, Emil, che sta guardando con disgusto qualcosa in mezzo ai giunchi. È un altro nido, piccolo e aggrovigliato, con dentro un grosso pullo rosa. Il piccolo di cuculo, cieco e implume, somiglia a un feto. Si muove e, vacillando, con il dorso ossuto spinge un uovo verso l’orlo. I cuculi non si uniscono in coppia e la femmina depone le sue uova nei nidi di altri uccelli, in modo da evitare di covarle. Dopo la schiusa, il pullo di cuculo spinge le uova e gli altri pulli fuori dal nido così da averlo tutto per sé. I bambini cominciano a prendere in giro Emil, ma Ann-Louise interviene con modi autoritari: possono lasciare retini e secchielli e giocare a nascondino, sanno fin dove possono andare. Il bambino inizia a contare ad alta voce: “Conta fino a uno e conta fino a due. La gallina va a spasso sottobraccio con il bue…”. Dopo aver trovato alcuni compagni, tutt’intorno a lui è silenzio. All’improvviso, sente distintamente un respiro pesante, vicinissimo, e intuisce una figura alta che si erge davanti a lui, immobile, seminascosta dai giunchi. Si volta e corre via, più veloce che può, nella direzione opposta. Cade, finisce a faccia in giù nell’acqua bassa. Si guarda intorno con cautela, capisce cosa lo ha fatto cadere, e allora inizia a urlare. Tra una scarpa da ginnastica bianca, un paio di pantaloncini azzurri e uno zaino, affiora dalla melma il viso senza vita di un bambino. La gita si è trasformata in un incubo e quando gli agenti di polizia intervenuti sul posto hanno raccolto le testimonianze di Emil e dei suoi compagni, tutti possono salire sul pullman. Quando, prima di ripartire, Bjarke recupera gli zaini si accorge che il suo ha la cerniera aperta e che il coltellino ha la lama estratta ricoperta di sangue. Tra i giunchi, il nido osservato solo poche ore prima è distrutto e il pullo è stato fatto a pezzi… Giovedì 13 febbraio, oggi. Silje Thomsen fugge dalla metropolitana e attraversa di corsa le strade innevate fino a raggiungere la propria abitazione. Durante il tragitto riceve una serie di messaggi anonimi, sempre più inquietanti con una filastrocca per bambini. Una volta entrata in casa, sostituisce la scheda SIM del telefono, scrive alla figlia e osserva dalla finestra il giardino innevato. Quando riceve un nuovo messaggio – “Trovata” –, accompagnato dalla fotografia di una donna ripresa da una finestra, si accorge che la donna nell'immagine è lei stessa. Poco dopo, qualcosa si anima nel buio…

Con Conta fino a due torna Naia Thulin, l’investigatrice protagonista del romanzo d’esordio di Søren Sveistrup, L’uomo delle castagne. La sua situazione professionale è però cambiata: Thulin ha scelto di trasferirsi in un altro dipartimento, all’NC3, dove si occupa di crimini informatici, così da poter dedicare più tempo a sua figlia Le e a una nuova relazione, dopo la rottura con il collega Mark Hess. L’equilibrio appena raggiunto viene incrinato da un omicidio che coinvolge indirettamente il suo nuovo reparto: quando le viene affidato il compito di esaminare tutti i dispositivi elettronici di una donna scomparsa, si trova di nuovo invischiata in un caso della sua vecchia sezione. L’indagine assume contorni inquietanti quando si scopre che la vittima, prima di essere aggredita, è stata sottoposta a una sorta di persecuzione. Ha ricevuto fotografie da un numero sconosciuto, immagini che comunicano un solo messaggio: per quanto possa cercare di sottrarsi al suo controllo, prima o poi verrà “trovata” dal suo persecutore. A rendere ancora più oscuro questo crudele gioco a nascondino orchestrato da uno stalker pericoloso è una breve filastrocca che accompagna le fotografie e che diventa progressivamente parte integrante delle minacce. Ben presto emerge che le persone coinvolte sono più numerose di quanto immaginato: occorre trovare ciò che accomuna le vittime e individuare il responsabile prima che la sequenza di aggressioni si trasformi in omicidi. Nel frattempo, anche Mark Hess, in Danimarca per stare vicino al fratello ricoverato in ospedale per un’emorragia cerebrale, viene coinvolto nelle indagini. Il suo lavoro di analisi dei fascicoli, vecchi e nuovi, permette di mettere in relazione elementi apparentemente distanti e di individuare una possibile connessione tra le persone perseguitate. Gli investigatori, però, devono fare i conti con un avversario che sembra muoversi con largo anticipo rispetto a loro. Il caso, inoltre, potrebbe essere collegato a una vicenda che affonda le proprie radici negli anni Novanta, quando a svolgere le ricerche era proprio il padre di Naia. Nel nuovo romanzo, oltre ai colpi di scena e al ritmo incalzante, ritroviamo alcuni degli elementi già presenti ne L’uomo delle castagne, a partire dalla struttura narrativa. Il romanzo si apre infatti con un episodio inquietante ambientato molti anni prima, apparentemente scollegato dagli eventi narrati nel presente. Solo nel corso della storia il lettore è portato a comprendere il legame tra quel frammento iniziale e l’indagine di Thulin. Ricorrono anche alcuni dei temi affrontati: le dinamiche all’interno di famiglie problematiche, i conflitti tra genitori per l’affidamento dei figli e le conseguenze di relazioni e matrimoni ormai compromessi. Sono aspetti che contribuiscono a delineare il contesto umano delle vittime e delle persone coinvolte. Anche in questo libro Sveistrup compie un’operazione tanto semplice quando efficace: utilizza un elemento apparentemente innocuo e legato al mondo dell’infanzia, ne sovverte il significato e lo trasforma in qualcosa di profondamente inquietante. Se ne L’uomo delle castagne era un semplice omino realizzato con delle castagne a diventare il segno distintivo del crimine, qui è nascondino, insieme alla filastrocca della conta, a perdere la propria innocenza: da innocuo passatempo, da gioco che appartiene a momenti di svago, rappresenta il marchio di una presenza inquietante e si trasforma in uno strumento di minaccia e di paura.