Salta al contenuto principale

Contagiati

Contagiati

Una donna è chiusa in casa per ragioni di quarantena. Ogni giorno riceve la visita di un medico del quale non può conoscere le fattezze perché è nascosto da una tuta bianca, da una maschera a celare, da ragioni di protocollo. C’è una barriera, eppure si incontrano. Un uomo non può vedere la propria compagna, chiusa in una stanza di ospedale. Ci sono barriere, pareti, porte chiuse, ci sono uomini che fungono da barriere, protocolli che sono barriere. C’è il virus, il virus straniero che si insinua nei corpi, diventa familiare al nuovo luogo abitato, s’abitua e vive e deforma, muta il corpo che abita e così mutano le condizioni: la persona è circondata da barriere, tenuta sotto osservazione, isolata. Contagiata, diventa possibile fonte di contagio: ma è ancora una persona che soffre, che ama, che desidera il contatto con altri corpi, che è stata improvvisamente privata della possibilità di guardare negli occhi il medico: una situazione intima tra due estranei, uno dei quali è soltanto una tuta e una maschera: rimane la voce alla quale appigliarsi, alla quale chiedere uno strappo alla regola: contagiare e trasferire nell’altro il rumore di un respiro, di un tocco, di uno stare a contatto con l’altra/o…

Il confine, linea di demarcazione è abitato da due zone che entrano in contatto, con la separazione ci s’illude di separare ciò che inevitabilmente entra in contatto: esempio ne è la donna protagonista di una delle storie di Andrea Mauri contenute in questa raccolta di brevi (quasi bozze di) racconti, chiusa in ventuno giorni di quarantena, che convince il medico nello scafandro bianco a svestirsi e rivelarsi. Perché sono corpi che annusano, toccano, respirano, vivono, e soffrono nelle loro prigioni di plastica bianca. Chi qui scrive, ha letto questo libro con molto ritardo rispetto ai tempi di consegna di redazione, ma ha avuto così modo – e questo spiega l’eccezionalità di questo inserto – di attraversare queste storie nel contesto attuale, nel quale parole come virus, quarantena, barriere, restrizioni, isolamento sono diventate ormai d’uso comune, convenzioni, lasciapassare sociali. Le intime prigioni raccontate da Mauri (pubblicate nel 2019) odoravano già del vissuto che si sarebbe sprigionato qualche mese dopo, diramato in più direzioni. Ed è sicuramente interessante andare a scrutare la parola contagio e la parola virus come cose che s’insinuano, permeano, abitano, s’abituano, accanto e nelle vite di persone che similmente s’insinuano, permeano, abitano e s’abituano, e poi scompaiono e lasciano residui nei ricordi, nelle sensazioni, nei sentimenti, nella pelle. Anche le parole scritte impressionate sulla retina di un morto – che non poteva più scrivere, ormai consumato dal virus – contageranno in nuova forma altri esseri.