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Contare le sedie

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p> Per un po’ di tempo si è vista con un avvocato con il quale non ha fatto altro che parlare. Un uomo capace di ascoltare come pochi, che però le ha sempre dato l’impressione di essere seduta al banco degli imputati e di doversi giustificare. Quando le intenzioni però hanno cominciato a non appaiarsi a quelle di lui la storia è finita poiché: “voglio la vera parte di te, un’altra versione non mi interessa”. Ed è questo che va a cercare in un negozio di ferramenta quando prendendo sotto il braccio il pacchetto con una bomboletta per svitare la paura, esce soddisfatta lasciando l’altra parte di sé accucciata in un angolo… La madre le ha regalato una macchina da scrivere Lettera 35, quarantatré tasti, ottantasei segni con il numero uno che si scrive con la i minuscola, perciò alla vera sé ha dovuto dire di accontentarsi… All’uomo che ama ha chiesto quale sia la sua felicità più grande. Ha compreso che nella sua felicità lei non c’entra, in quanto ha a che fare con un lavoro fatto bene, i muscoli stanchi, i vestiti sfilati, la doccia per lavare via la fatica. Ma le piacerebbe che il corpo del suo uomo si stancasse anche per lei, ma ha capito che alcuni uomini non vogliono farlo e per questo la vita di una donna si riempie spesso di operai…

 

Ester Armanino torna in libreria (dopo i vari premi vinti con il suo primo romanzo Storia naturale di una famiglia uscito nel 2011, poi L’arca edito da Einaudi e Una balena va in montagna, una storia per bambini) con questo interessante libro che ha la consistenza di una raccolta di racconti senza per questo risultare frammentato. Istantanee della vita di una donna che deve imparare a mettere insieme i pezzi per definirsi. Un libro strutturalmente interessante, costruito come una casa, muro dopo muro. Un romanzo che, diramandosi dal nucleo intimo, porta a conoscere la profondità dell’esistenza. La Armanino, che nella vita svolge la professione di architetto, nelle pagine intreccia parole e attraverso un racconto di sé senza sconti, senza accomodamenti, riesce ad incollare il lettore alla pagina facendogli percepire ogni caduta, ogni sconfitta, ogni mancanza. Le crepe di cui parla per tutto il libro diventano per il lettore una metafora, uno spazio da riempire di senso. Una carrellata di esperienze che conducono il lettore all’accettazione di sé, anche se mancanti o a pezzi. La voce, pur essendo la stessa, è molteplice e in movimento in quanto diventa quella della figlia verso un padre ammirato, di una giovane studentessa infatuata di un compagno più grande, di varie donne in attesa di un’operazione.