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Controtempo

Controtempo

Alfredo Bugno, davanti allo specchio del bagno, osserva la profonda ruga che solca la sua fronte. Ha la barba lunga e, anche se non ama il suo volto rasato sente la necessità di far respirare la pelle ogni tanto. È mancino, manchevole, come gli faceva notare la sua vecchia insegnante di latino: l’impugnatura del rasoio come quasi la totalità degli strumenti è pensata per destri e – per quanto faccia attenzione – Alfredo si taglia. Tampona la ferita con l’allume mentre il profumo al mentolo della schiuma da barba invade le sue narici. Si affretta a finire, la sua mente si perde in ricordi distanti, immagini lontane; fa riemergere indovinelli, frammenti di sogni, forse visioni di un uomo che non è più. La sua vita è cambiata in seguito ad un incidente che ha fatto evaporare lontano tutte le sue sicurezze, facendo emergere (o colmando) quel vuoto di ossessioni che lo rendono prigioniero di un sentimento paralizzante che lo relegano all’immobilità. Potrà mai ritrovare ciò che ha perso?

Emanuela Guarnieri, giornalista napoletana, ci consegna una storia in cui le ossessioni del protagonista giganteggiano, ossessioni ritmate dal ritmo del suo cuore che perde sempre un battito - o almeno è quello che lui crede. Un controtempo che condiziona la sua percezione non solo dei giorni, ma anche di un presente che si mescola a un passato recente o forse distante che fa fatica a riprendere il suo posto. Saranno i ricordi, le storie e gli indovinelli di una nonna molto amata che il protagonista ha in comune con l’autrice, che dedica questo libro proprio a sua “nonna Maria, per i racconti che mi ha lasciato”, a fargli trovare una chiave di lettura per un nuovo equilibrio difficile da riconquistare. C’è la magia in queste novanta pagine, anzi un realismo magico mutuato dalla tradizione letteraria ispanoamericana tema del dottorato che Guarnieri ha ottenuto, e forse proprio in ciò che è inafferrabile sta la chiave per ritrovare ciò che abbiamo perduto.