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Cora nella spirale

Cora nella spirale

Cora Salme è una donna informata su quanto avviene a Parigi e nel mondo. Oggi torna al lavoro dopo alcuni mesi per il previsto periodo di congedo per maternità. Certo lasciare la piccola Manon in mano a suo marito, Pierre Esterel, ai nonni o alla baby sitter Siluè non la rende felice. Anzi, a dirla tutta, è anche un po’ gelosa, anche se le mani esperte della tata alla fine l’hanno convinta. Deve però tornare necessariamente al lavoro: il momento non è dei migliori e si chiede come l’Europa sia finita in questo pantano. Forse si vive al di sopra delle proprie possibilità, con politici indolenti e incapaci di adattarsi ai cambiamenti, al punto da preferire accrescere il debito pubblico pur di non finire in bancarotta. Certo è che le aziende sono messe a dura prova e di conseguenza i loro dipendenti sono sotto pressione. A tutto questo sta pensando Cora, quando una brusca frenata la riporta alla realtà. È in metropolitana, qualcuno è caduto e si rialza, cercando portafoglio, chiavi e telefono. Tempo un attimo e salta la corrente. Dagli altoparlanti una voce gracchia: “La circolazione è sospesa a causa della presenza di persone in galleria. I nostri operatori sono al lavoro per risolvere il disguido. Siamo obbligati a sostare per qualche minuto. Ci scusiamo per il disagio”. La destinazione di Cora, cioè il suo ufficio, è a una ventina di minuti e questa sosta forzata la costringe a inviare un sms al suo capo, Éduard Verzack, avvisandolo del ritardo. Cora è costretta poi anche a peggiorare la situazione: si tratta di un incidente grave in cui sono coinvolte persone. Ma, anche se ben oltre l’orario di inizio lavoro, finalmente arriva nel suo ufficio, presso la compagnia assicurativa Borélia. Si aspetta che il suo ritorno sia accolto come un evento, in fondo manca da qualche mese. E, infatti, viene travolta da mille domande sulla piccola Manon...

La storia di Cora nel mondo delle assicurazioni è quella di tanti, anche in altri settori, travolti dalla crisi partita dagli USA per i prestiti ad alto rischio concessi alle famiglie e dal disastro Lehman Brothers. Tutto crolla, non solo Wall Street e l’impatto nella vita di ciascuno aggiunge un ulteriore motivo di tensione. Qualcuno parla di una riorganizzazione, una tappa obbligatoria per risanare un’azienda in difficoltà, altri ricordano l’evento come una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo. Quella di Cora Salme è solo una storia tra tante, con molti punti in comune con le altre... Come tanti pezzetti messi ad arte in un domino gigantesco, in tutto il mondo l’ondata della crisi si abbatte facendo danni immensi di cui si pagano ancora le conseguenze. È storia recente, in qualche modo storia comune ed è tutta relativa a quel momento specifico in cui il mondo con un tac! ha messo in atto una sorta di “switch” tra modalità di vivere. Da quel momento in poi “la tentazione è pensare solo a sé e chi s’è visto, si è visto: invece di lottare per migliorare il mondo, facciamo a spallate per accaparrarci un posto privilegiato”, senza guardare in faccia nessuno. Tutto è cambiato, a casa, al lavoro, sempre che il lavoro ci sia ancora e non sia andato perso come è successo a una parte importante degli occidentali che hanno pagato per le incapacità altrui. Ci si rende conto spesso dell’inutilità di ciò che siamo chiamati a fare che non soddisfa più i nostri talenti e le nostre capacità, ma risponde soltanto a un’imposizione dall’alto che arriva con il più classico aut-aut: o fai questo e lo fai in questo modo o te ne vai. Ma Cora non è così e per lei è un periodo terribile, torna a casa frustrata, rabbiosa e a volte si sfoga con chi ha intorno (la maggior parte delle volte il marito), dimentica ciò che c’è di più importante. Anche perché c’è sempre un mutuo da pagare, guarda caso, che complica ogni possibilità di decidere serenamente sul da farsi. Insomma un romanzo che è una fotografia precisa dell’ultimo decennio, in cui ci si ritrova molto della vita vissuta nelle aziende e nelle abitazioni, con le famiglie, investite dalla crisi. Cora ci entra così nelle vene, perché ognuno di noi, chi più, chi meno, ha fatto il suo percorso, perché ognuno di noi si ritrova chiamato in causa a rivivere attimi bui che sembrano non finire mai.